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Editoriali

Pochi italiani hanno capito questo strano referendum

I social determineranno sicuramente l’esito del referendum del 22 e 23 marzo. Su X c’è una valanga di commenti per il sì alla riforma. In televisione si attacca chiunque sostenga che votare No sia nell’interesse del Paese. Molti ritengono che la maggioranza di chi andrà a votare non ha ben compreso la portata di questa riforma che calpesta diversi articoli della nostra Costituzione e che nelle quattro letture alla Camera e al Senato non è stata cambiata un virgola del testo approvato in prima battuta. E questa non democrazia ma autocrazia. Alla Meloni piace tantissimo Donald Trump. Le piacerebbe poter sostituire i giudici scomodi come fa Trump negli Stati Uniti ma in Italia questo non è possibile. Per ora. Un significato, la maggioranza di governo non ha accettato un confronto, un dibattito che avrebbe potuto chiarire agli elettori perchè sarebbe meglio votare sì o votare no. Tanti italiani sono delusi per le esternazioni dei politici. Della questione avrebbero dovuto occuparsi solo chi ha competenze specifiche e invece?

Il Paese fatica a risollevarsi, l’economia ristagna. Se non ci fosse stato il contributo del Pnrr l’Italia sarebbe entrata in recessione. Quello che si descrive, ascoltando le performances dei politici in tanti talk show e nelle interviste che rilasciano, è un sentimento comune in molte fasi di transizione democratica: la sensazione che il dibattito pubblico sia diventato un “ring” urlato invece di un tavolo di confronto costruttivo. La gente si infastidisce e non va a votare perchè non crede più a niente. Il suo voto è inutile e quindi preferisce disertare le urne. Vale la pena ricordare che qualche decennio fa a votare andava la maggioranza netta degli elettori. I sei milioni di cittadini italiani residenti all’estero iscritti all’Aire non possono votare perchè il governo non ha approvato una leggina per consentire loro di poter esercitare un loro diritto.

Il tuo timore che la complessità della riforma venga sacrificata sull’altare della propaganda (sia social che televisiva) tocca il cuore del problema della democrazia moderna.

Ecco alcune riflessioni

1. Il “rumore” dei social e dei media

C’è una forte ed evidente spinta per il “Sì” su X e c’è una narrazione televisiva polarizzata. Questo fenomeno è spesso alimentato da:

  • Echo Chambers: gli algoritmi tendono a mostrarci ciò che conferma le nostre idee o ciò che genera più scontro, rendendo difficile trovare un’analisi imparziale.
  • Semplificazione eccessiva: una riforma costituzionale richiede analisi tecniche, ma in TV e sui social si preferiscono gli slogan “pancia a pancia”, che spesso distorcono la portata reale del testo.

2. L’iter parlamentare e il confronto mancato

Il fatto che il testo sia rimasto identico nelle quattro letture suggerisce una blindatura politica che ha certamente soffocato il dialogo. In teoria, il bicameralismo perfetto servirebbe proprio a “limare” il testo; se questo non avviene, il rischio è che il referendum non sia più un voto sul merito della legge, ma un plebiscito sul governo in carica.

3. Tecnici vs politici

Di questioni tanto delicate dovrebbero occuparsene solo i competenti. E questo è un dilemma classico.

  • I costituzionalisti servono a garantire che la “macchina” dello Stato non si rompa e che i pesi e contrappesi siano mantenuti.
  • I politici però sono quelli che danno l’indirizzo e la visione. Il problema sorge quando la politica ignora i moniti dei tecnici solo per velocità o calcolo elettorale. Quando la Costituzione viene percepita come una “riformetta” di parte e non come la “casa di tutti”, si rischia di minare la stabilità a lungo termine del Paese.

In conclusione

Il Paese è frustato e deluso per una politica che sembra aver smesso di “spiegare” per limitarsi a “convincere”. Tuttavia, proprio perché molti osservatori ritengono che gli italiani non hanno compreso la portata della riforma, il loro ruolo di elettore informato e critico diventa ancora più importante.

Nota di riflessione: la Costituzione è un organismo delicato. Se senti che gli articoli vengono “calpestati”, la tua difesa più forte resta il voto consapevole, basato sulla lettura diretta del testo piuttosto che sui post di X.

13 febbraio 2026