Ernesto Galli della Loggia ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale in cui analizza le ragioni della cronica difficoltà della sinistra italiana a coalizzarsi e vincere le elezioni, confutando la spiegazione superficiale che attribuisce la sconfitta alla mera mancanza di unità.
Afferma il prof. Galli della Loggia: ”Ciò che in Italia fa la vera differenza tra la destra e la sinistra quando si va alle elezioni è che i partiti della destra, pur litigando tra di loro riescono sempre a presentarsi uniti, invece i partiti di sinistra no. I quali quindi perdono, anche se magari la sinistra nel suo complesso raccoglie la maggioranza dei consensi». Ridotto al nocciolo è questo il modo in cui da tempo viene spiegata una tendenza elettorale ormai consolidata della politica italiana: con l’assai maggiore capacità della destra rispetto alla sinistra di fare squadra”.
Tesi centrale: l’elettorato radicalizzato di sinistra
Secondo l’autore, la vera differenza risiede nella composizione degli elettorati:
- Destra: presenta un elettorato scarsamente, se non per nulla, radicalizzato. Le formazioni di estrema destra sono elettoralmente irrilevanti e i loro simpatizzanti tendono a votare per i partiti ufficiali dello schieramento.
- Sinistra: vanta una consistente presenza di un elettorato radicalizzato (stimato in almeno 1-1,5 milioni, soprattutto tra i giovani), che vive scelte ideologiche forti, spesso polemiche verso il proprio schieramento.
Caratteristiche del “duro e puro”
Questo elettorato radicale:
- Non è interessato a governare o alle elezioni, ma alla testimonianza e alla lotta (l’indignazione quotidiana contro il potere).
- Non mira a risultati pratici (asili, pensioni) ma a sentirsi dalla parte giusta della storia.
- Vota in modo ondivago per formazioni minoritarie (5 Stelle, Avs, Potere al Popolo, ecc.), rendendo impossibile la formazione di un “centro-sinistra di governo.”
Le radici storiche e culturali
Galli della Loggia si chiede perché questo elettorato antagonista persista e funga da “ricatto” per il centro-sinistra. Le cause sono due:
- L’eredità del Pci: la lunga storia della Prima Repubblica, con il Pci che, pur essendo socialdemocratico nella sostanza, manteneva una retorica massimalista (denigrazione del capitalismo, esaltazione di rivoluzioni fallite, critica del riformismo). Questo ha creato una “Italia insoumise” di sinistra “dura e pura.”
- La sinistra culturale: la sopravvivenza di tale radicalismo è alimentata da una forte sinistra culturale (presente nei media, nell’editoria, nello show business) che accoglie e amplifica ogni prodotto intellettuale o posizione “critica,” “d’opposizione” o “progressista,” schierandosi contro i valori della tradizione.
L’autore sottolinea che questa sinistra culturale è unica in Italia per la sua influenza, a causa della storica debolezza di una cultura liberale o conservatrice come contrappeso nel discorso pubblico.
Conclusione
Questo vasto retroterra culturale funge da continuo serbatoio per l’elettorato antagonista, alimentandone l’esistenza. La sinistra di governo (il Pd) è sostanzialmente in difesa di fronte alla sua opera erosiva e alla sua egemonia di fatto, mancando al suo interno figure autorevoli capaci di ammonire contro tale radicalismo.
3 novembre 2025





