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Esteri

Una nuova consapevolezza

Federico Fubini ha pubblicato un editoriale sul Corriere della Sera in cui scrive della situazione estremamente critica sullo stato dell’Unione europea.

Scrive Fubini: ”Fra funzionari europei circola una frase che, poiché è vera, fa ridere: «Il prossimo premio Charlemagne dovrebbe riceverlo Donald Trump». Quello è il riconoscimento che la città di Aquisgrana consegna ogni anno ai grandi dell’Europa. Lo hanno avuto Winston Churchill, Robert Schuman, Carlo Azeglio Ciampi e da ultimo Mario Draghi. Trump difficilmente lo avrà, ma lo meriterebbe perché involontariamente sta instillando una nuova fretta nella testa dei leader dell’unione europea”.

1. La “spinta” esterna: Trump, Putin e la Cina. L’Europa si trova in un momento di urgenza senza precedenti. Paradossalmente, figure come Donald Trump (con la minaccia di dazi e isolazionismo) e Vladimir Putin stanno spingendo i leader UE a una “nuova consapevolezza”: senza una reazione coesa, l’Unione rischia il collasso o l’irrilevanza geopolitica. La dipendenza dalle terre rare cinesi, dalle tecnologie americane e dal gas russo espone il continente a continui ricatti.

2. La visione di Mario Draghi e il “federalismo pragmatico” Invitato al vertice dei leader ad Alden-Biesen, Mario Draghi ha lanciato un messaggio chiaro: le sfide attuali (difesa, AI, energia, innovazione) hanno una scala superiore alle possibilità dei singoli Stati nazione. La soluzione è un “federalismo pragmatico” dove si delega il potere decisionale per agire rapidamente. Draghi sottolinea la necessità di unire il debito comune (Eurobond) alla creazione di un mercato unico dei capitali per sbloccare migliaia di miliardi di investimenti privati.

3. Le divisioni tra i leader (Merz, Macron, Meloni). Nonostante la consapevolezza del pericolo, restano visioni divergenti:

  • Friedrich Merz (Germania): punta sulla semplificazione e sulla libertà di fornire sussidi nazionali, mossa che favorirebbe l’industria tedesca ma penalizzerebbe Paesi con meno spazio fiscale come l’Italia.
  • Emmanuel Macron (Francia): sostenuto da Spagna e Svezia, preme per gli Eurobond destinati a grandi progetti strategici esistenziali.
  • Giorgia Meloni (Italia): si trova in una posizione mediana. Pur essendo l’Italia storicamente favorevole al debito comune, la premier cerca l’asse con Merz e punta soprattutto alla riduzione dei costi energetici, proponendo di superare il sistema dei certificati verdi (ETS) che appesantisce le bollette.

4. Proposte concrete: il piano Letta. Oltre a Draghi, anche Enrico Letta ha segnato il dibattito proponendo un piano operativo di tre anni per integrare i mercati europei nei settori chiave: banche, risparmi, energia e telecomunicazioni.

Chiude Fubini: ”Ma più urgente ancora per tutti ieri era prendere atto che, in un sistema globale fondato sulla politi:ca di potenza, ogni ritardo espone l’europa al ricatto. La Cina con le terre rare, gli Stati Uniti con i dazi, i farmaci salvavita, le tecnologie digitali, di difesa o dello spazio e la Russia con il gas cercano tutte qualcosa di simile piegare Bruxelles, Berlino, Parigi o Roma al loro volere. Per non essere vulnerabile alla coercizione l’europa non ha altra scelta che investire, crescere, innovare. Deve coalizzare capitali pubblici e privati, dotarsi di propri modelli di intelligenza artificiale, propri data center, propri satelliti e sistemi antimissili balistici, propri sistemi di pagamento. Non è un caso se l’europarlamento proprio ora finalmente accelera anche all’euro digitale”.

Conclusione L’Europa ha capito che per non essere vulnerabile deve investire massicciamente in sovranità tecnologica e militare. Resta tuttavia l’incognita se, una volta terminato il vertice, i leader riusciranno a superare i propri egoismi nazionali o se scivoleranno nuovamente in una “miope amnesia”.

13 febbraio 2026