L’articolo di Claudio Tito su La Repubblica, intitolato “L’Ue La solitudine di von der Leyen a settembre rischio resa dei conti”, analizza la crescente fragilità politica della presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, in seguito all’accordo commerciale con gli Stati Uniti.
Ecco un riassunto dei punti chiave:
- Pace commerciale, guerra interna: La sigla dell’accordo sui dazi con Trump, pur portando pace commerciale con gli USA, rischia di innescare conflitti interni tra i 27 stati membri dell’UE.
- · Indebolimento politico: Già a inizio luglio, von der Leyen aveva subito un colpo politico con il dissenso di socialisti e liberali. La sua posizione appare ulteriormente indebolita, nonostante mantenga salda la sua struttura di potere all’interno della “bolla” di Bruxelles.
- · Critiche interne: Anche all’interno del suo stesso partito, il PPE, emergono critiche, come quelle di Jorgen Warborn, che definisce il dazio del 15% una violazione dei principi dell’OMC e un colpo alla competitività europea.
- · Prossimi ostacoli: L’autunno presenta due sfide cruciali:
- · Discorso sullo “Stato dell’Unione”: Rischia di trasformarsi in un “processo” politico con un possibile voto in Parlamento.
- · Approvazione del bilancio pluriennale: I 2 mila miliardi di euro richiesti per i prossimi sette anni saranno il vero test. Von der Leyen intende adottare una tattica di compromesso e flessibilità, ma il bilancio potrebbe diventare una “battaglia campale” contro la Commissione.
- · Mancanza di alleati: Nonostante von der Leyen rimarrà in carica fino al 2029, non potrà contare sull’appoggio del Cancelliere tedesco Friedrich Merz, che si è già schierato contro il bilancio e nutre antipatia nei suoi confronti.
- · Strategia: La presidente della Commissione cercherà di accontentare gli stati membri, in particolare la Francia, ma senza sbilanciarsi e seguendo il principio del “fare finta di niente”, suggerito dal suo capo di gabinetto Bjoern Seibert.
Rischio paralisi: Il pericolo maggiore è che lo scontro interno possa portare a una paralisi dell’esecutivo comunitario per i prossimi quattro anni, trascinando l’intero continente in una “palude”.
29 luglio 2025





