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Editoriali

Roma, Berlino e la Ue semplificata: i segnali di svolta

Giuseppe Sarcina ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale su quanto si sta discutendo a Bruxelles. L’articolo analizza il complesso percorso dell’Unione Europea verso l’autonomia strategica dagli Stati Uniti, un obiettivo che l’asse Roma-Berlino sta cercando di accelerare, ma che si scontra con profonde divisioni politiche interne.

Scrive Sarcina: ”Ciò significa emanciparsi dagli Stati Uniti, cominciando dai settori vitali: difesa, energia, tecnologia, finanza. A Bruxelles e nelle capitali europee, ormai tutti sanno quello che bisognerebbe fare. È scritto nel «Rapporto Draghi» sulla competitività, consegnato alla Commissione nel settembre del 2024 e in quello compilato da Enrico Letta sul mercato unico, terminato ad aprile dello stesso anno. A questi due documenti si può aggiungere il report sulla sicurezza militare, depositato a Bruxelles il 30 ottobre 2024 dall’ex premier finlandese Sauli Niinisto. Oggettivamente è difficile individuare analisi più accurate e più concrete. In grande sintesi l’unione europea dovrebbe investire rapidamente almeno 750-800 miliardi di euro all’anno in tecnologie, intelligenza artificiale, fonti energetiche rinnovabili. Inoltre vanno abbattute le barriere burocratiche e normative che intralciano la libera circolazione di merci, capitali e servizi tra i 27 Stati. Infine, occorre accelerare i piani per la difesa comune, iniziando a eliminare sprechi e duplicazioni tra gli eserciti nazionali. Giovedì 12 febbraio, la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen e i leader europei aggiorneranno questo ambizioso programma, con un vertice informale alla presenza di Draghi e Letta”.

1. I pilastri del piano di autonomia

Il dibattito si fonda su tre documenti chiave (i rapporti di Draghi sulla competitività, Letta sul mercato unico e Niinistö sulla sicurezza). La ricetta tecnica è chiara:

  • Investimenti massicci: almeno 750-800 miliardi di euro l’anno in tecnologia, IA ed energia.
  • Semplificazione: abbattimento delle barriere burocratiche tra i 27 Stati.
  • Difesa comune: accelerazione dei piani militari per eliminare sprechi e duplicazioni.

2. Gli ostacoli politici: una Ue a più velocità

Nonostante la chiarezza delle analisi tecniche, il fronte politico è frammentato:

  • Sicurezza militare: c’è una spaccatura tra chi ritiene impossibile fare a meno degli USA (Olanda, Paesi Baltici, Balcani) e chi spinge per un’autonomia industriale e finanziaria immediata (Francia, Germania, Spagna, Finlandia). Italia e Polonia restano in una posizione intermedia.
  • Energia: nonostante l’obiettivo di azzerare gli acquisti di gas russo entro il 2027, nel 2025 le importazioni di gas liquido da Mosca sono aumentate (specialmente da parte di Francia e Belgio), contraddicendo gli obiettivi politici e finanziando indirettamente la Russia.
  • Finanza: il lancio dell’euro digitale previsto per il 2029 dovrà scontrarsi con l’incognita dei sei Paesi UE che non appartengono all’eurozona.

3. La soluzione: cooperazioni rafforzate

Data l’impossibilità di procedere compatti su ogni fronte — come dimostrato dalla crisi in Groenlandia, dove solo 6 paesi su 27 hanno reagito militarmente alle minacce di annessione di Trump — la strada indicata da Ursula von der Leyen è quella delle “cooperazioni rafforzate”. L’Europa del futuro sembra destinata a muoversi con alleanze a “geometria variabile”, dove gruppi diversi di Paesi collaborano su specifici settori senza aspettare l’unanimità dell’intera Unione.

In conclusione, il vertice del 12 febbraio rappresenta un passaggio cruciale per aggiornare l’agenda europea, ma il successo dipenderà dalla capacità dei leader di affrontare le contraddizioni politiche che ancora frenano la reale indipendenza del continente.

10 febbraio 2026