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Esteri

Gli azzardi di Donald

Giuseppe Sarcina pubblica sul Corriere della Sera un editoriale sul probabile (o no, dipende anche da Hamas e da Netanyahu, i quali sono sembrano poi in sintonia) accordo in venti punti per la risoluzione del conflitto in Medioriente che da due anni sconvolge l’area.

Sarcina sostiene che, nonostante lo scetticismo diffuso e i precedenti fallimenti diplomatici, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è l’unica figura ad avere le “carte” per imporre una soluzione al conflitto in Medio Oriente.

Trump sta tentando di replicare la tattica usata con Zelensky: imporre le sue scelte, confidando che l’altra parte (in questo caso Hamas e Netanyahu) non abbia altra opzione che accettarle. La sua soluzione è condensata in un “piano di 20 punti” per una “pace duratura”:

  • Ad Hamas chiede una resa incondizionata, pena l’annientamento, in cambio di un salvacondotto.
  • A Netanyahu offre l’opportunità di porre fine alla “pagina più vergognosa” del suo governo.

I negoziati indiretti tra le parti riprenderanno a Sharm el-Sheikh, con la mediazione di Egitto, Qatar e la supervisione degli USA. La proposta di Trump gode di un ampio consenso nel mondo arabo/musulmano, con otto Stati (Egitto, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Giordania, Turchia, Indonesia e Pakistan) che hanno contribuito alla stesura della “formula Trump”.


Punti Critici e Scetticismo

Nonostante l’assenso di massima, l’accordo non sarà facile a causa di punti chiave di disaccordo:

  • Ritiro di Israele: Hamas vuole il ritiro immediato dalla Striscia; Netanyahu solo dopo che il territorio sarà “messo in sicurezza”, senza scadenza.
  • Futuro di Gaza: Hamas vuole il coinvolgimento dei palestinesi nel futuro governo, ma non chiarisce se deporrà le armi a favore dei rivali dell’Autorità Palestinese.

L’affidabilità di Trump è messa in dubbio a causa dei suoi precedenti, come il fallito tentativo di organizzare un trilaterale tra Putin e Zelensky. Inoltre, la stessa delegazione USA a Sharm el-Sheikh suscita perplessità, essendo composta dall’immobiliarista Steve Witkoff (con una storia di fallimenti diplomatici) e da Jared Kushner (genero di Trump e immobiliarista con interessi in Medio Oriente).


La speranza nel tentativo trumpiano

Nonostante lo scetticismo, l’editoriale evidenzia che la speranza è che Trump riesca a raggiungere il risultato essenziale: liberazione degli ostaggi, fine della carneficina e uno spiraglio per l’autodeterminazione palestinese (esclusi i terroristi di Hamas).

L’appoggio al tentativo di Trump è trasversale. Praticamente tutti i leader europei (tra cui Macron e Merz) sostengono l’iniziativa, perché, come dimostrato dai fatti recenti, non esistono altre strade per fermare i massacri e solo Trump ha la leva per esercitare una reale pressione su Netanyahu.

In conclusione, l’editoriale ribadisce che le “carte” sono solo in mano a Trump, e resta da vedere se saprà giocarle bene stavolta.

6 ottobre 2025