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Editoriali

Un’Unione Europea che fa da sola

Maurizio Ferrera ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale in cui analizza la necessità per l’Unione Europea di acquisire autonomia strategica e normativa, partendo dalle riflessioni del filosofo Jürgen Habermas.

Scrive Ferrera: ”L’Unione Europea ha davanti a sè compiti richiedono delicati esercizi di equilibrismo politico. L’alleanza con gli Stati Uniti resta per ora indispensabile sul piano militare, dunque l’europa non può romperla. Ma questa alleanza, dice Habermas, ha perso la sua «coerenza normativa»: l’america non si sente più vincolata dal diritto internazionale. E questo è inaccettabile per un sistema politico come la Ue che sta insieme proprio grazie al governo della legge. Un contesto internazionale in cui tornasse a prevalere (come già sta accadendo) l’utile del più forte tradirebbe i principi fondanti del progetto europeo, sbarrerebbe la strada alla sua proiezione su scala globale e forse minaccerebbe la stessa sopravvivenza dell’Unione”.

E continua: ”Il divario fra sfide e risposte, aspettative e realizzazioni appare molto, troppo marcato. Una lettura più attenta suggerisce però di non esagerare: la situazione è meno peggio di quel che sembra. Ricordiamo qualche fatto sul terreno della difesa. A partire dall’invasione russa dell’ucraina, la Ue ha mostrato una inattesa capacità di reazione, non adeguatamente sottolineata e comunicata all’opinione pubblica. Il giorno stesso dell’attacco di Putin, il Consiglio ha deciso il primo pacchetto di sanzioni economiche, seguito da numerosi altri, concertati con gli Usa. È stata creata la European Peace Facility per orchestrare gli aiuti a Kiev, con finanziamenti ad hoc dei Paesi membri. Dal bilancio comunitario si sono attinte risorse per incrementare la produzione di munizioni all’interno della Ue, mentre un apposito Fondo finanzia progetti industriali transnazionali. Il passo più importante è stato effettuato nel 2025, con l’avvio della strategia «Prontezza alla Difesa» da realizzare entro il 2030. Il suo obiettivo è quello di colmare le carenze critiche e accelerare gli investimenti in questo settore, anche grazie ai prestiti agevolati dello schema Safe (Azione di Sicurezza dell’europa). Fra i progetti paneuropei in fase di avvio ci sono l’iniziativa europea di difesa antidrone, lo scudo aereo europeo, lo scudo spaziale europeo, il sistema di sorveglianza del versante orientale”.

Il concetto di “Fare da sola”

Ferrera riprende l’appello di Habermas secondo cui l’Europa deve imparare a muoversi autonomamente su due fronti:

  1. Difesa e sicurezza: nonostante l’alleanza militare con gli USA resti indispensabile, l’America non è più percepita come un partner coerente sul piano dei valori e del diritto internazionale.
  2. Tutela dell’ordine globale: l’UE deve difendere il sistema basato sulle regole (multilateralismo) contro il ritorno della “legge del più forte”.

La sfida della difesa

Nonostante il diffuso pessimismo, l’autore sottolinea che l’Europa ha reagito all’aggressione russa in Ucraina con una prontezza inaspettata:

  • Strumenti concreti: Sono stati creati la European Peace Facility e il piano “Prontezza alla Difesa” (entro il 2030), con investimenti in scudi aerei, spaziali e sistemi antidrone.
  • Un modello nuovo: L’obiettivo non è un esercito unico europeo (stile USA), ma un’unione di forze armate nazionali altamente interconnesse e coordinate, capaci di agire in sinergia con la NATO.

La sfida Normativa e Politica

Questo fronte è considerato più complesso. Per restare credibile come custode del diritto, l’UE deve:

  • Risolvere i problemi interni: combattere le violazioni dello Stato di diritto al proprio interno (citando il caso dell’Ungheria di Orbán).
  • Creare alleanze globali: consolidare i rapporti con le altre democrazie liberali per contrastare l'”internazionale autoritaria” guidata da Cina e Russia (e organizzazioni come la SCO).

Conclusione: un ottimismo cauto

Contrariamente al pessimismo di Habermas, Ferrera applica la logica di Jean Monnet: l’Europa cresce nelle crisi. Sebbene la situazione sia grave, esiste una “prontezza” latente. L’agenda minima per l’Europa consiste nel portare a termine i piani di difesa già avviati, gestire le tensioni con gli Stati Uniti e proteggere i fondamenti giuridici del sistema globale, in attesa di futuri cambiamenti politici oltreoceano.

11 gennaio 2026