Quali le prospettive per l’Italia per il 2026, considerato che finisce l’utilizzo dei fondi del Pnrr? I segnali non sembrano incoragginanti, stante che la crescita del Belpaese è molto bassa
Le prospettive economiche per l’Italia nel 2026 appaiono deboli ma stabili, con una crescita del PIL reale attesa intorno allo 0,7-0,8% secondo la maggior parte delle previsioni aggiornate a fine 2025/inizio 2026 (Istat, Banca d’Italia, Prometeia, OCSE, Commissione Europea).Ecco un riepilogo delle stime principali per il 2026 (PIL reale, variazione % sul 2025):
- Istat (dicembre 2025): +0,8% (con accelerazione degli investimenti nella fase finale del PNRR)
- Banca d’Italia (dicembre 2025): +0,6%
- Prometeia: +0,7%
- Commissione Europea (autunno 2025): +0,8%
- OCSE: +0,6%
- CGIA Mestre e altri: intorno a +0,7% (con crescita nominale più alta, ma reale contenuta)
Si tratta di una crescita molto bassa, in linea con il trend degli ultimi anni e tra le più deboli dell’area euro (dove la media attesa è intorno all’1,2-1,4%). L’Italia rischia di essere fanalino di coda o penultima per crescita nel 2026-2027 in diversi scenari. Il ruolo (e la fine) del PNRR nel 2026Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (scadenza agosto 2026) continua a giocare un ruolo di sostegno importante, ma con effetti che si stanno spostando verso la fine del periodo:
- Gli investimenti pubblici accelerano nella fase conclusiva → molti previsori stimano un +2-3% sugli investimenti fissi lordi nel 2026 proprio per il completamento dei progetti PNRR (Istat vede +1,7-2,7%).
- Senza il PNRR, secondo varie simulazioni (tra cui Confindustria e Banca d’Italia), la crescita sarebbe stata vicina allo zero o addirittura negativa in alcuni anni recenti.
- Tuttavia, l’impatto complessivo sul PIL resta limitato (intorno a +0,6-1,7 punti percentuali cumulativi nel 2026 a seconda delle stime), perché:
- C’è stato un forte ritardo nell’attuazione (a inizio 2026 solo ~39-50% dei fondi effettivamente spesi).
- Molti progetti “fisici” (infrastrutture, cantieri) generano PIL soprattutto quando vengono completati/spesi negli ultimi mesi.
- Parte delle risorse residue verrà convogliata in nuovi strumenti finanziari (facilities) e spesa post-2026.
Dopo l’estate 2026, l’effetto espansivo del PNRR tenderà a venir meno bruscamente, con un impatto negativo stimato tra -0,5 e -1 punto percentuale sulla crescita negli anni successivi (se non compensato da altre politiche). Questo è il principale motivo per cui i segnali non sono incoraggianti nel medio termine.Principali driver e rischi per il 2026Fattori positivi (che tengono la crescita in territorio positivo):
- Domanda interna → consumi privati +0,8/0,9%, grazie a retribuzioni in recupero, occupazione in lieve aumento e calo della propensione al risparmio.
- Mercato del lavoro → disoccupazione attesa intorno al 5,8-6,1%, con unità di lavoro in crescita > PIL.
- Ultimo miglio PNRR + Transizione 5.0 → sostegno agli investimenti.
Fattori negativi (che frenano):
- Domanda estera netta → contributo negativo (export deboli per dazi USA, competizione cinese, euro forte).
- Fine dell’effetto PNRR → decelerazione investimenti pubblici dopo il 2026.
- Contesto globale → incertezza geopolitica, dazi commerciali, rallentamento commercio mondiale.
- Strutturali italiani → bassa produttività, demografia negativa, divario Nord-Sud (il Mezzogiorno crescerà molto meno).
In sintesi, il 2026 sarà un anno di transizione delicata: si chiude il capitolo PNRR con un ultimo sussulto degli investimenti, ma senza una vera accelerazione della crescita di fondo. Il rischio concreto è una ripresa della stagnazione dal 2027 in poi, a meno che non vengano attuate riforme strutturali incisive su produttività, burocrazia, giustizia, mercato del lavoro e attrattività per investimenti privati. I segnali che vedi sono fondati: la crescita italiana resta cronica e bassa, e la fine del PNRR rischia di rappresentare un vero e proprio “cliff” se non verrà compensata con altre leve di politica economica.
12 gennaio 2026





