Su La Stampa è stato pubblicato un articolo molto interessante che delinea un quadro drammatico dell’Europa contemporanea, stretta tra spinte autoritarie, minacce geopolitiche e il disimpegno degli Stati Uniti. L’analisi parte da un’immagine simbolica: un ragazzo a Berlino che protesta contro la guerra, rappresentando una generazione che teme di essere usata come “carne da macello” in un continente che torna a investire massicciamente in armi.
Ecco i punti chiave della sintesi:
1. Il ritorno agli arsenali e l’instabilità politica
L’Europa, e in particolare la Germania di Friedrich Merz, sta rompendo tabù decennali investendo miliardi in armamenti. Il rischio paventato è che questi arsenali possano un giorno finire nelle mani di forze estremiste (come AfD), trasformando la difesa in una minaccia interna per la democrazia.
2. L’isolazionismo americano e la fine della NATO
L’articolo denuncia uno strappo senza precedenti da parte degli Stati Uniti di Donald Trump e J.D. Vance. Il documento della Casa Bianca citato sancisce, di fatto, l’abbandono dell’Europa, descritta come un “parassita inutile”. A ciò si aggiungono le provocazioni di figure come Elon Musk, che arriva a ipotizzare l’abolizione dell’UE. L’Europa si ritrova “spalle al muro”, costretta a scegliere tra la sottomissione militare o una faticosa e incerta autonomia.
3. La crisi delle democrazie liberali
Si assiste a un pericoloso “desiderio di dittatura”: un cittadino italiano su tre, secondo il Censis, preferirebbe un “uomo forte” al pluralismo democratico. È un ritorno a una logica feudale, dove la forza e la sopraffazione tecnologica prevalgono sull’essere umano.
4. L’ambiguità dell’Italia
Il governo italiano viene criticato per la sua “sofferta ambiguità”:
- Da un lato, Giorgia Meloni tenta di mantenere un rapporto privilegiato con Trump (un “fedeltà da Golden-retriever”) che però appare in contraddizione con gli interessi nazionali ed europei.
- Dall’altro, la politica estera italiana è frammentata tra le posizioni filoputiniane di Salvini, il pacifismo di Conte e l’europeismo di Schlein e Tajani.
- Manca una visione comune che permetta all’Italia di esercitare quel ruolo centrale di “rinascita” che la sua posizione geografica e storica le permetterebbe.
5. La sfida: praticare la libertà
L’autore chiude con un monito basato su Michel Foucault: «La libertà non è qualcosa che si possiede, è qualcosa che si pratica». L’Europa ha le risorse (popolazione e PIL superiori alla Russia) per non soccombere, ma deve:
- Recuperare il passo industriale e tecnologico (come suggerito da Mario Draghi).
- Smettere di subire passivamente le decisioni altrui.
- Assumersi la responsabilità di proteggere le nuove generazioni, evitando che il “Krieg” (la guerra) diventi l’unico orizzonte possibile. 8 dicembre 2025








