Luciano Capone ha publicato su Il Foglio un articolo in cui descrive un quadro in cui la solidità politica di Giorgia Meloni (la “Superwoman”) collide con una realtà economica che ne rappresenta la “kryptonite”.
Scrive Capone: ”La premier ha messo da parte indicatori che prima citava spesso ora non più favorevoli, come appunto la variazione del pil, sottolineando i giudizi positivi delle agenzie di rating che in passato contestava. Sulla crescita, ad esempio, ha ricordato che per il 2023 è stata rivista al rialzo dallo 0,7 all’1 per cento, e questo avrebbe privato l’economia dell’effetto “psicologico” del superamento della soglia dello zerovirgola. Ha aggiunto che spera in revisioni positive anche per gli anni passati (2025 e 2025) e che i problemi del paese sono o storici o dovuti a “situazioni esogene difficili da risolvere” come il “rallentamento dell’economia tedesca”. Meloni ha sottolineato i buoni risultati del mercato del lavoro, con l’aumento dell’occupazione come “il dato più significativo per valutare lo stato dell’economia reale”, ma è apparsa più in difficoltà sulla questione salariale: è vero che i salari sono, come dice l’istat, oltre l’8 per cento inferiori al 2021, ma l’istat “calcola il lordo e i provvedimenti fatti incidono sul netto”. Allo stesso tempo non ha negato il problema, ma ha precisato che l’“erosione” c’è ma i salari sono tornati a “crescere più dell’inflazione con questo governo dal 2023”.
Ecco la sintesi dei punti salienti dell’articolo:
1. La crescita “rimandata” e il cambio di narrativa
Capone evidenzia come la premier abbia operato uno spostamento tattico negli indicatori citati:
- Addio al PIL: Meloni non punta più sulla crescita del Prodotto Interno Lordo (diventata anemica o stagnante) ma preferisce citare i giudizi delle agenzie di rating, che un tempo contestava.
- Effetto psicologico: la premier lamenta che la revisione al rialzo del PIL 2023 (dallo 0,7% all’1%) sia arrivata tardi, privando l’economia del boost psicologico di aver superato la soglia dell’1%.
- Fattori esogeni: le difficoltà attuali vengono attribuite a problemi storici o esterni, come il rallentamento della Germania, spostando eventuali risultati positivi delle nuove misure al 2027.
2. Occupazione vs produttività
L’articolo mette in luce un paradosso:
- Dato positivo: l’occupazione cresce ed è il vessillo del governo.
- Il rovescio della medaglia: a fronte di più occupati, il PIL non cresce. Questo significa che la produttività è in calo, con performance tra le peggiori in Europa. Su questo punto, Capone definisce le risposte della premier “evasive e generiche”.
3. La questione salariale: mezze verità
Capone analizza la difesa di Meloni sui salari (scesi dell’8% rispetto al 2021 secondo l’Istat):
- Il merito del Governo: è vero che il taglio del cuneo fiscale ha sostenuto il netto in busta paga e che i salari stanno recuperando terreno rispetto all’inflazione dal 2023.
- La realtà OCSE: Questo recupero era inevitabile dopo la fiammata inflazionaria; tuttavia, l’Italia resta l’ultimo paese OCSE per dinamica salariale post-Covid.
4. Politica industriale e Crisi
Il giudizio sulla strategia industriale è severo, descritto come un insieme di “pasticci” e mancanze:
- Incoerenza normativa: Viene citata l’instabilità di misure come Transizione 5.0 (prima introdotta, poi cancellata), la breve durata dell’Ires premiale e l’abolizione dell’Ace, che invece funzionava.
- Automotive e Ilva: Meloni attribuisce il crollo della produzione auto (380mila pezzi nel 2025 contro l’obiettivo di 1 milione di Urso) al Green Deal europeo. Tuttavia, Capone smonta questa tesi confrontando l’Italia con la Spagna: entrambi i paesi sottostanno al Green Deal, ma la Spagna produce 2,3 milioni di auto (6 volte l’Italia).
5. Conclusione: L’Argine Politico
Nonostante le lacune economiche, Capone riconosce a Meloni un ruolo politico inedito: quello di “argine agli estremismi”. La premier sta trasformando Fratelli d’Italia (FdI) in qualcosa di più simile a una “Balena Bianca” (la vecchia DC) che alle sue radici di destra radicale, cercando di essere un punto di riferimento moderato che spiazza sia i sostenitori che gli oppositori.
Tuttavia, conclude l’autore, essere un argine politico non basta a far crescere il Paese.
10 gnnaio 2026





