Veronica de Romanis ha pubblicato su La Stampa un editoriale nel quale scrive che il governo Meloni si appresta alla rimodulazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr). Il governo ha, infatti, finanziato alcune misure, tra cui la riforma Irpef e il taglio del cuneo fiscale, utilizzando i fondi europei del Pnrr – invece di ricorrere a risorse nazionali -, liberando così margini di bilancio per coprire altre spese.
Scrive la de Romanis: ”Rinviare al futuro la ricerca di finanziamenti permanenti non è un metodo nuovo: lo hanno seguito gran parte dei precedenti esecutivi. Basti pensare alla lunga stagione delle cosiddette “clausole di salvaguardia”, che consentivano di spendere oggi con la promessa di trovare le coperture domani; in caso contrario sarebbe scattato l’aumento dell’Iva. Il risultato, però, è stato un continuo incremento del debito pubblico. Questa volta si è usato il debito europeo ma l’impianto e il racconto (ingannevole) restano gli stessi: il conto – inevitabilmente – arriva”.
E continua: ”La Legge di Bilancio che dovrà essere predisposta nel prossimo autunno si inserisce in un contesto internazionale caratterizzato da forte incertezza. Un Paese come l’Italia, che vanta il rapporto debito/Pil più elevato dell’Unione europea, dovrà necessariamente proseguire sulla strada del consolidamento fiscale, con l’obiettivo di uscire dalla procedura di infrazione. Tradotto: il deficit dovrà attestarsi al di sotto del 3 per cento del prodotto interno lordo. Attenzione, però: non sarà un “liberi tutti”. Al contrario: bisognerà continuare ad essere prudenti. In base al nuovo Patto di Stabilità e Crescita, gli Stati che non sono soggetti a una procedura devono rispettare anche il requisito relativo al debito, che ne prevede una riduzione di almeno un punto percentuale l’anno. Al netto dei tecnicismi, la sostanza è semplice: dovremmo essere ancora più rigorosi nella gestione delle finanze pubbliche. Di conseguenza, le coperture andranno trovate all’interno del bilancio dello Stato, attraverso tagli alla spesa o incrementi delle tasse”.
- Il nodo dei 6,2 miliardi: per la prossima Legge di Bilancio, il governo dovrà trovare 6,2 miliardi di euro di coperture sostitutive. Lo scorso anno, infatti, questa cifra era stata recuperata rimodulando i fondi temporanei del Pnrr per finanziare la riforma Irpef e il taglio del cuneo fiscale, un’opzione ora non più disponibile visto che il Pnrr è terminato.
- Criticità della strategia usata: usare risorse temporanee (come quelle europee del Pnrr) per finanziare tagli fiscali è una scelta discutibile:
- Efficacia ridotta: sapendo che le misure sono temporanee, i cittadini tendono a rinviare i consumi.
- Sostenibilità: nel medio periodo occorre comunque trovare coperture strutturali permanenti per mantenere in vigore i provvedimenti.
- I rischi del rinvio e i nuovi vincoli europei: rinviare le coperture al futuro (un metodo già usato in passato con le clausole di salvaguardia) ha storicamente aumentato il debito pubblico. L’Italia, con il rapporto debito/PIL più alto dell’UE e sotto procedura d’infrazione per deficit, dovrà muoversi in un quadro di rigoroso consolidamento fiscale. Il nuovo Patto di Stabilità imporrà di tagliare la spesa o aumentare le tasse attingendo esclusivamente al bilancio dello Stato.
- L’inconsapevolezza della politica: nonostante la chiarezza del quadro finanziario, sia la maggioranza che l’opposizione sembrano ignorare il problema. In vista della campagna elettorale si promettono nuove spese senza indicare le coperture (un approccio esemplificato dalle dichiarazioni del generale Vannacci, che rifiuta il ruolo di “ragioniere” per limitarsi all’ “indirizzo politico”).
Conclusione dell’autrice: senza una politica economica credibile, l’azione di governo si riduce a una gara di slogan, del tutto insufficienti a far quadrare i conti pubblici.
24 luglio 2026





