Mattia Feltri ha dedicato il suo Buongiorno al nostro ministro delle Finanze Giancarlo Giorgetti e ha scritto di averne apprezzato la estrema sincerità delle sue ultime dichiarazioni.
Feltri condivide questa affermazione di Giorgetti, il quale, riferendosi al moloch del nostro debito pubblico ha detto: ”un Paese indebitato non è un Paese libero. Credo non ci voglia una laurea alla Bocconi per comprenderlo. Può essere necessario farne ma più alto è il debito, più numerosi sono i creditori, più cospicuo il loro credito, e sempre più metteranno becco nelle politiche economiche del governo debitore. E lo metteranno con ampio successo soprattutto se sono grandi banche, grandi fondi di investimento, istituzioni finanziarie che hanno investito i loro soldi e non vogliono perderne”.
Il paradosso del debito e della libertà
L’autore parte da una recente dichiarazione del ministro Giancarlo Giorgetti: un Paese indebitato non è un Paese libero. Feltri sottolinea come non servano studi economici avanzati per capire che più il debito cresce, più i creditori (banche, fondi e istituzioni finanziarie) hanno il potere di condizionare le scelte politiche di un governo.
Dai comizi alla realtà
L’articolo mette in luce il contrasto tra la retorica politica e la pratica di governo:
- La narrazione populista: nei comizi, i mercati vengono spesso dipinti come “strozzini” o “vampiri” (da qui il riferimento a Dracula) che soffocano i popoli. Lo stesso spirito era stato espresso da Giorgia Meloni prima di salire al governo.
- La prova dei fatti: una volta al potere, Meloni e Giorgetti hanno agito con estrema prudenza per rassicurare quegli stessi mercati, consapevoli che lo spread e il rating sono i veri arbitri della stabilità nazionale.
La critica al sovranismo
Feltri chiude con una stoccata agli esponenti del sovranismo. L’ironia risiede nel fatto che proprio chi si professa nemico delle cessioni di sovranità all’Europa o agli organismi internazionali, ignora che la più grave perdita di sovranità è causata dal debito pubblico. Nonostante ciò, la tendenza politica rimane quella di voler continuare a fare ulteriore debito.
1 maggio 2026





