Ecco una sintesi dei punti principali dell’editoriale di Nathalie Tocci:
L’articolo analizza il declino della strategia di Donald Trump nei confronti della Cina, evidenziando come il previsto “vertice della vittoria” a Pechino si stia trasformando nel “vertice delle sconfitte”. Secondo l’autrice, Trump ha perso le due principali sfide lanciate contro Xi Jinping.
Scrive Tocci: ”Se la prima amministrazione Trump segnò l’avvio della rivalità tra Stati Uniti e Cina, la seconda avrebbe dovuto sancire la supremazia americana. Sta accadendo il contrario, come probabilmente emergerà dal vertice tra il presidente Donald Trump e il suo omologo Xi Jinping a Pechino. Sono due le guerre avviate da Trump e perse contro la Cina: quella commerciale e quella in Medio Oriente. La rivalità con Pechino, che è stata senza dubbio uno dei tratti distintivi del primo mandato di Trump, sembrava destinata a una drammatica escalation quando il presidente americano, nel cosiddetto “giorno della liberazione”, annunciò dazi del 145% sulle importazioni cinesi. Ma Trump si guadagnò il soprannome “Taco” (“Trump always chickens out”) quando Xi ordinò la restrizione delle esportazioni di minerali critici, in particolare delle terre rare, sulle quali la Cina detiene un monopolio. I mercati crollarono e, in poche settimane, diverse industrie americane si trovarono nell’impossibilità di operare a pieno regime. Dopo alcune settimane, Trump abbassò i dazi. Le tariffe statunitensi sui prodotti cinesi rimangono comunque più elevate rispetto al passato, ma non hanno piegato l’economia cinese – che anzi continua a registrare un avanzo commerciale significativo – né hanno innescato il rimpatrio di industrie manifatturiere negli Stati Uniti”.
E conclude: ”Da ultimo, ma non meno importante: cosa significa tutto ciò per noi europei? L’impopolarità di Trump in Europa, alimentata dal manifesto disprezzo del presidente americano per il Vecchio Continente, potrebbe trarci in inganno. Un vertice Usa-Cina a vantaggio della Cina non dovrebbe farci sorridere. Nelle relazioni internazionali – e non solo – il nemico del mio nemico non è sempre mio amico. Esistono ragioni serie per cui l’Europa debba tenere la guardia alta nei confronti di Pechino. Pur nella consapevolezza che con la Cina è necessario cooperare, e che non si può certo essere in conflitto con Putin, Trump e Xi contemporaneamente, è bene non dimenticare che, se vogliamo affermarci come attore autonomo e maturo, la soluzione non è sfuggire al genitore molesto per gettarsi ingenuamente tra le braccia del conoscente interessato”.
1. La guerra commerciale e il fallimento dei dazi. Nonostante l’annuncio di dazi aggressivi (145%), Trump è stato costretto a fare marcia indietro quando la Cina ha limitato l’esportazione di terre rare, mettendo in crisi l’industria americana. Il soprannome “Taco” (Trump always chickens out) sottolinea questa ritirata. L’avanzo commerciale cinese resta significativo e il tentativo di riportare la manifattura negli USA è fallito, confermando un mondo bipolare di sostanziale parità economica e tecnologica.
2. Il fallimento strategico in Medio Oriente. La guerra contro l’Iran, pensata anche per colpire la Cina (principale importatrice di energia dall’area), non ha prodotto il rapido cambio di regime sperato. Al contrario, il blocco dello Stretto di Hormuz e la militarizzazione dei mercati fossili stanno accelerando la transizione energetica mondiale. In questo scenario, la Cina — leader globale nelle tecnologie verdi — è pronta a dominare i mercati futuri (batterie, auto elettriche, solare), mentre l’Europa appare distratta e divisa sul Green Deal.
3. I negoziati a Pechino e l’insidia di Taiwan. Trump arriva al vertice in una posizione di debolezza, umiliato dalla resilienza iraniana. Xi Jinping probabilmente concederà a Trump solo “briciole” (acquisti di soia o aerei) per permettergli di salvare la faccia in patria, ma in cambio chiederà concessioni strategiche su Taiwan, puntando a un’opposizione esplicita degli USA all’indipendenza dell’isola: una vittoria storica per le ambizioni di lungo termine di Pechino.
4. Il monito per l’Europa. Tocci conclude avvertendo l’Europa: non bisogna gioire delle difficoltà di Trump. Sebbene il presidente americano sia “molesto”, la Cina resta un “conoscente interessato” e un rivale sistemico. Per l’Europa, la sfida è diventare un attore autonomo, evitando di gettarsi ingenuamente tra le braccia di Pechino solo per contrapposizione a Washington.
13 maggio 2026





