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Esteri

Giano bifronte

Lorenzo Lamperti ha pubblicato su La Stampa un articolo in cui descrive la trasformazione della Cina sotto Xi Jinping, presentato come un leader con due volti: da un lato custode della tradizione e della stabilità, dall’altro protagonista di una Cina più assertiva e competitiva sul piano globale.

Scrive Lamperti: ”Per decenni, la Cina è stata «la fabbrica del mondo», il luogo dove si produceva a basso costo per i consumatori occidentali. Xi ritiene, però, che quel modello sia arrivato al limite e parla di «superamento dell’ossessione del Pil». L’obiettivo è trasformare la Cina da piattaforma industriale dipendente dalle esportazioni a potenza tecnologica autonoma e autosufficiente. Ma la realtà è che il motore cinese resta ancora fortemente trainato dall’industria e dall’export. Nel 2025, la Cina ha registrato un surplus commerciale record di circa 1,19 trilioni di dollari. È il segnale più evidente della sua gigantesca supremazia manifatturiera. Pechino produce ormai quantità enormi di auto elettriche, pannelli solari, batterie, acciaio, chimica avanzata e componenti industriali. Dentro questa trasformazione industriale, le terre rare sono diventate il simbolo della nuova potenza cinese. Per anni considerate un dettaglio tecnico della globalizzazione, oggi rappresentano una vera arma geopolitica. La Cina domina la raffinazione mondiale di materiali fondamentali per elettronica, difesa, auto elettriche, turbine e missili”.

  • Dal pragmatismo di Deng alla Cina assertiva di Xi
    Xi rompe con la linea prudente di Deng Xiaoping (“nascondi la tua forza”) e sostiene che sia arrivato il momento per la Cina di imporsi come potenza centrale del mondo.
  • Il “sogno cinese” e il ritorno della civiltà cinese
    Xi recupera il pensiero confuciano e costruisce una nuova legittimazione del Partito comunista: non più basata sulla rivoluzione marxista, ma sulla continuità storica e culturale della Cina. Il “sogno cinese” significa rinascita nazionale dopo il “secolo delle umiliazioni”.
  • Nuovo modello economico
    La Cina vuole passare da “fabbrica del mondo” a superpotenza tecnologica autonoma. Tuttavia il sistema resta fortemente dipendente da industria ed export. Il dominio nelle tecnologie verdi e nelle terre rare diventa uno strumento geopolitico strategico.
  • Tensioni sociali interne
    Crescono le difficoltà per i giovani laureati e si diffondono fenomeni come lo “sdraiarsi” (“tang ping”), cioè il rifiuto della competizione estrema. Il calo di matrimoni e natalità preoccupa il governo perché frena consumi e crescita.
  • Controllo politico e repressione
    Xi rafforza il controllo interno attraverso campagne anticorruzione, epurazioni nell’esercito e stretta sulle Big Tech come quelle di Jack Ma. Si restringono libertà di stampa e spazi indipendenti; nello Xinjiang e in Tibet aumenta la “sinizzazione” delle minoranze.
  • Politica estera più aggressiva
    La Cina si propone come alternativa stabile agli Stati Uniti, giudicati in declino e instabili. Centrale il rapporto pragmatico con la Russia di Vladimir Putin, ma senza alleanze rigide. Pechino punta soprattutto sul “Sud globale”, offrendo investimenti e infrastrutture senza condizioni ideologiche.
  • La dimensione narrativa del potere
    Xi considera decisiva anche la battaglia dell’immagine e della narrazione internazionale. Secondo l’articolo, ritiene che le divisioni e l’instabilità americana — accentuate da Donald Trump — rafforzino la posizione della Cina nel mondo.

In sostanza, Lamperti descrive una Cina che sotto Xi combina nazionalismo, controllo politico, ambizione tecnologica e attivismo internazionale, cercando di sostituire l’ordine occidentale con una centralità cinese più marcata.