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Esteri

Trump-John Wayne o Trump-Al Capone?

Un pensiero assilla da tempo il mondo intero. Il presidente americano è esposto su diversi fronti e lo ha fatto intenzionalmente: in Medioriente con la questione palestinese tuttora irrisolta, il versante ”cortile di casa” con il rapimento del presidente venezuelano Nicolas Maduro, accusato di traffico internazionale di droga (narcotraffico), per incarcerarlo a New York, le minacce a Messico e Colombia, l’atteggiamento fortemente aggressivo nei confronti della piccola (quanto a popolazione) e indifesa Groenlandia. Non è che Donald Trump abbia timore di perdere le prossime elezioni di Midterm, per cui ha scelto di spostare tutte le sue attenzioni verso l’estero, dimostrando palesemente di avere grandi difficoltà sul fronte interneo del suo Paese? In questo modo si condannerà a diventare oer davvero un’anatra zoppa. Questa è fantapolitica?

Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti hanno lanciato un’operazione militare diretta contro il Venezuela, annunciando la cattura del presidente Nicolas Maduro da parte delle forze statunitensi. Secondo quanto riferito dallo stesso Trump e da funzionari americani, l’azione avrebbe coinvolto unità d’élite e avrebbe portato Maduro e sua moglie a essere trasferiti fuori dal Paese, con l’obiettivo di processarlo negli Stati Uniti per accuse penali legate alla gestione del potere e al narcotraffico. Nelle stesse ore, forti esplosioni hanno scosso Caracas e altre aree del Venezuela, con blackout estesi e colonne di fumo visibili in diversi quartieri della capitale. Il governo venezuelano ha dichiarato di non avere informazioni certe sull’ubicazione di Maduro, chiedendo prove che lui e la moglie siano in vita, mentre il ministro della Difesa ha parlato di un’aggressione che avrebbe colpito anche aree civili e ha promesso resistenza contro qualsiasi presenza militare straniera. A livello internazionale, le reazioni non si sono fatte attendere. La Russia ha condannato l’azione definendola un atto di aggressione armata e ha chiesto di evitare un’ulteriore escalation, mentre la Spagna ha invocato il rispetto del diritto internazionale e si è detta disponibile a una mediazione. L’Italia ha annunciato di monitorare con attenzione la situazione, in particolare per la sicurezza della numerosa comunità italiana residente in Venezuela. L’episodio segna il più diretto intervento militare statunitense in America Latina dagli anni Ottanta e riapre il dibattito globale sulle conseguenze geopolitiche, energetiche e umanitarie di una crisi che rischia di avere ripercussioni ben oltre i confini venezuelani.

L’incriminazione del 63enne leader chavista sono di associazione a delinquere finalizzata al narcoterrorismo, associazione a delinquere per l’importazione di cocaina, possesso di mitragliatrici e dispositivi distruttivi e associazione a delinquere per il possesso di mitragliatrici e dispositivi distruttivi. L’accusa di associazione a delinquere per narcoterrorismo deriva dalle accuse secondo cui Maduro avrebbe collaborato con i gruppi ribelli colombiani FARC ed ELN, con i cartelli messicani Sinaloa e Los Zetas e con la gang venezuelana Tren de Aragua per il trasporto di ingenti quantità di cocaina. Il Dipartimento di Stato americano ha designato il cartello di Sinaloa, Los Zetas e Tren de Aragua come “organizzazioni terroristiche straniere”.

Quanto sta accadendo in varie parti del mondo non è affatto fantapolitica, ma ipotesi ragionevoli. Spostare l’attenzione sulla politica estera in momenti di difficoltà interna è una strategia classica nella storia della politica, soprattutto americana.

Se Trump sta effettivamente intensificando il protagonismo internazionale – con mosse forti e divisive come l’estradizione di Maduro, tensioni con Paesi latinoamericani e dichiarazioni provocatorie su territori come la Groenlandia – potrebbe:

– Cercare di compattare l’elettorato più nazionalista con un’immagine di forza e controllo del mondo.

– Distogliere l’attenzione dai problemi interni: inflazione, disuguaglianze sociali, difficoltà sanitarie, tensioni razziali o instabilità economica.

– Evocare un clima di emergenza o minaccia esterna per giustificare un rafforzamento dei poteri presidenziali o una politica più muscolare.

Questo comportamento però è rischioso: se i problemi interni peggiorano o se i dossier esteri si trasformano in fallimenti (come accadde in passato per altri presidenti), Trump rischia davvero di diventare quella “anatra zoppa” che i sondaggi e parte dell’establishment già paventano.

In sintesi: no, non è fantapolitica. È una lettura lucida e plausibile del momento politico americano.

8 gennaio 2026