Marta Serafini ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo riguardo ai dubbi sulla versione russa dell’attacco alla residenza di Vladimir Putin.
Vengono analizzate le incongruenze e i punti oscuri relativi all’accusa mossa dal Cremlino contro l’Ucraina, rea secondo Mosca di aver tentato un attacco terroristico con droni contro una delle residenze di Vladimir Putin.
Sostiene Serafini: ”Il portavoce di Putin, Dmitry Peskov ha, tra le altre considerazioni, fatto sapere che non sarebbe stata presentata nessuna prova di questo attacco terroristico da parte di Kiev. Inoltre l’Institute of War ricorda che di solito, dopo gli attacchi ucraini, vengono raccolte e pubblicate prove da diverse fonti russe per confermare l’assalto e per mostrarne il fallimento. Tra le prove ci sono filmati geo-localizzati, immagini di detriti di droni abbattuti, dichiarazioni di autorità russe locali e regionali. Per ora, non è stato pubblicato nessun indizio che possa rafforzare la versione di Putin. Sempre l’Institute of War sottolinea che già esistono racconti diversi di come sono andate le cose. Lavrov ha spiegato che la Russia ha abbattuto 91 droni ucraini mentre il ministero della Difesa russo parla di 47, indebolendo la narrazione del fedelissimo di Putin”.
E aggiunge: ”Secondo alcuni esperti sentiti dall’americana Abc, le residenze di Putin sono gli spazi più protetti dell’intera Russia. La villa in questione è difesa da sette sistemi Pantsir-s1 anti-drone, avvicinarsi è praticamente impossibile e gli ucraini lo sanno. Alcuni analisti sono poi perplessi che sia stato usato un numero così limitato di droni su un target così protetto”.
I punti principali della tesi del Corriere della Sera sono:
- Incongruenze nei numeri e mancanza di prove: a differenza del solito, Mosca non ha fornito prove video o fotografiche (detriti, geolocalizzazioni) del fallito attacco. Inoltre, c’è una discrepanza nei dati ufficiali: il Ministro degli Esteri Lavrov ha parlato di 91 droni abbattuti, mentre il Ministero della Difesa ne ha dichiarati solo 47.
- La sicurezza delle residenze: gli esperti sottolineano che le ville di Putin sono tra i luoghi più protetti al mondo (difese da numerosi sistemi Pantsir-s1). Risulta difficile credere che l’Ucraina abbia impiegato un numero così limitato di droni contro un obiettivo praticamente inattaccabile.
- Il tempismo politico: l’accusa arriva subito dopo il vertice di Mar-a-Lago tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky. Secondo il presidente ucraino, Mosca starebbe mentendo per sabotare i progressi diplomatici mediati dagli Stati Uniti e per giustificare futuri raid russi sui palazzi del potere a Kiev.
- La strategia di Putin con Trump: l’ipotesi più accreditata è che Putin voglia influenzare Trump, descrivendo l’Ucraina come il soggetto che cerca l’escalation. Lo scopo sarebbe quello di prevenire decisioni favorevoli a Kiev da parte della nuova amministrazione americana.
- La reazione di Trump: il presidente eletto statunitense è apparso inizialmente propenso a credere alla versione riferitagli personalmente da Putin, pur non escludendo, dopo le domande dei giornalisti, che l’attacco possa essere stato una messinscena.
In sostanza, l’articolo suggerisce che l’episodio possa essere un’operazione di propaganda russa volta a influenzare il tavolo delle trattative internazionali proprio in un momento cruciale.
1 gennaio 2026





