Federico Rampini ha pubblicato un editoriale sul Corriere della Sera in cui analizza le prospettive e le contraddizioni della Cina di Xi Jinping all’alba del 2026.
Scrive Rampini: ”L’ottimismo di Xi poggia su fatti concreti. In trent’anni la Cina è passata da Paese sottosviluppato a sfidante dell’america in tutte le tecnologie di punta. Domina settori cruciali come le terre rare, l’energia solare, le batterie elettriche. Quando Trump mette sotto pressione il Venezuela e altre nazioni latinoamericane, lo fa anche per reagire alla penetrazione cinese: le Vie della Seta si sono estese nell’emisfero occidentale, tra infrastrutture e risorse minerarie. Dall’altra parte del pianeta, una nave cargo cinese ha compiuto il primo tragitto fino alla Gran Bretagna attraverso la rotta artica: lo scioglimento dei ghiacci aiuterà la Cina a emanciparsi dal controllo americano delle rotte navali tradizionali (da Hormuz a Malacca, le «vene giugulari» del trasporto petrolifero sono un punto debole di Pechino)”.
Il trionfalismo di Xi Jinping Il discorso di fine anno di Xi Jinping delinea un 2026 all’insegna del successo. Il leader rivendica la trasformazione della Cina da Paese sottosviluppato a superpotenza tecnologica e militare in soli trent’anni. Tra le promesse principali figurano una crescita del PIL fissata al 5%, il primato nelle tecnologie di frontiera (AI e microchip) e l’inevitabile riunificazione con Taiwan, presentata come un destino storico inarrestabile.
I punti di forza: l’espansione globale. L’ottimismo di Pechino poggia su risultati concreti:
- Dominio tecnologico e risorse: la Cina controlla settori strategici come terre rare, batterie elettriche ed energia solare.
- Geopolitica e rotte commerciali: attraverso le “Vie della Seta”, la Cina è penetrata in America Latina. Inoltre, l’apertura della rotta artica permette a Pechino di ridurre la dipendenza dai colli di bottiglia marittimi controllati dagli USA (come lo Stretto di Malacca).
- L’effetto Trump: molti osservatori internazionali, in contrapposizione alle politiche di Donald Trump, vedono nella Cina un possibile leader per un nuovo ordine globale “sinocentrico” e multilateralista.
Le ombre e le vulnerabilità (Le “incognite”). Rampini evidenzia però diverse criticità che il discorso ufficiale ignora:
- Economia drogata e protezionismo: il dato del 5% di crescita è deciso politicamente e non riflette necessariamente l’economia reale. L’enorme attivo commerciale cinese è visto come “predatorio”, spingendo non solo l’Occidente (Macron), ma anche il Sud globale (es. Messico), a misure protezionistiche.
- Crisi sociale interna: il progresso tecnologico non riesce a riassorbire la disoccupazione giovanile, un tema totalmente assente nel discorso di Xi.
- Ambiente: nonostante l’immagine di “potenza verde”, la Cina resta il principale consumatore di carbone al mondo e continua a investire massicciamente nel gas naturale.
- Taiwan e Diritti: la retorica della riunificazione si scontra con l’incapacità del modello autoritario cinese di attrarre i 24 milioni di abitanti di Taiwan, che preferiscono la democrazia.
Instabilità politica sotterranea. Il 2026 rappresenta l’ultimo anno di relativa calma prima delle manovre per il quarto mandato di Xi Jinping. Rampini suggerisce che, nonostante la facciata di stabilità, le continue purghe interne ai vertici del Partito e dell’esercito indichino l’esistenza di forti tensioni latenti (“un vulcano in ebollizione”) che potrebbero esplodere in vista della successione o del rinnovo del potere.
2 gennaio 2026





