Sergo Fabbrini ha pubblicato un editoriale su Il Sole 24 Ore nel quale sostiene che il Consiglio europeo non funziona come un vero governo dell’UE, ma come un’arena diplomatica inefficace, incapace di prendere decisioni rapide e vincolanti — soprattutto in un contesto internazionale instabile.
‘Dice, sconsolato, Fabbrini: ”Il Consiglio europeo “chiede”, “deplora”, “condanna”, “sollecita la moderazione” nella guerra in Iran, senza avere il potere per farsi ascoltare. Formalmente o informalmente, il Consiglio europeo si riunisce sempre più spesso (per i Trattati dovrebbe riunirsi una volta ogni tre mesi), come se il governo europeo coincidesse con la somma dei governi nazionali. Pura illogicità. Per la sua complessità, deve definire l’agenda delle sue riunioni in anticipo, ma è regolarmente costretto a cambiarla, per le crisi che nel frattempo sono intervenute. La riunione di giovedì scorso era stata programmata per discutere le questioni economiche (competitività e mercato unico), ma poi Trump e Netanyahu, bombardando l’Iran, hanno cambiato la sua agenda. In un contesto di guerre e conflitti senza precedenti (in Iran, in Libano, nei Paesi del Golfo, ora anche in Siria), con conseguenze economiche globali (come la crescita impetuosa del prezzo del petrolio e del gas), l’Ue dispone di un organismo direttivo che funziona come un’arena diplomatica in cui la discussione, e non già la decisione, ne costituisce lo scopo”.
Critica al funzionamento del Consiglio europeo
- Il Consiglio europeo, composto dai leader nazionali, pretende di essere il centro decisionale politico dell’UE, ma in realtà:
- produce documenti lunghi e poco operativi;
- discute più di quanto decida;
- non ha strumenti per imporre le sue posizioni.
- Il requisito dell’unanimità rende quasi impossibile prendere decisioni efficaci tra 27 paesi con interessi divergenti.
- Di fatto, funziona bene solo in tempi di stabilità, non in situazioni di crisi globale.
Il contesto internazionale
- Le crisi geopolitiche (Iran, Medio Oriente, tensioni globali) impongono decisioni rapide.
- Tuttavia, l’UE resta introversa e lenta, perché il suo “governo” non è strutturato per reagire a eventi esterni imprevedibili.
Il caso dell’aiuto all’Ucraina
- Esempio concreto del fallimento:
- Il Consiglio aveva deciso un prestito da 90 miliardi all’Ucraina.
- La decisione è stata poi bloccata dal veto di Ungheria e Slovacchia.
- Anche tentativi alternativi (cooperazione rafforzata) falliscono perché:
- modifiche cruciali (come il bilancio UE) richiedono comunque l’unanimità.
- Il sistema permette a singoli leader (es. Viktor Orbán) di bloccare tutto per interessi politici interni.
Problema strutturale dell’UE
- Il bilancio europeo è molto limitato (circa 1% del PIL) proprio perché deve essere approvato all’unanimità.
- Le regole istituzionali favoriscono i veti e paralizzano l’azione comune.
Il dibattito sul futuro dell’Europa
- Alcuni (come lo storico Hugo Bromley) propongono:
- un’UE solo economica (mercato unico),
- senza ambizioni politiche e di sicurezza comuni.
- Fabbrini però chiude con una domanda critica:
- è possibile difendere un mercato integrato senza una politica estera e di sicurezza unitaria?
Conclusione
L’articolo denuncia una contraddizione fondamentale:
l’UE vuole agire come potenza politica, ma le sue regole decisionali (soprattutto l’unanimità) la rendono incapace di farlo.
22 marzo 2026





