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Esteri

Putin vede la vittoria (di Pirro)

Marco Imarisio ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale in cui suggerisce delle interessanti riflessioni sull’atteggiamento dello zar Vladimir Putin sul conflitto scatenato quattro anni fa contro Kiev.

Afferma Imarisio: ”L’uso massiccio della televisione come strumento di propaganda per fare il lavaggio del cervello alla popolazione e indurla a credere negli eventuali benefici di una vita senza il web, tranne quello controllato dal Cremlino, alla cinese, non è certo una novità. Niente Whatsapp, niente Telegram, niente di niente a Mosca. È un blocco totale che può essere letto in due diversi modi. Il primo riguarda l’eterna diffidenza di Vladimir Putin verso la Capitale, che nella sua visione è un luogo popolato da giovani sediziosi e spie straniere, e il timore conseguente di una improbabile fine alla Khamenei. La seconda interpretazione, avallata da molte ambasciate estere, racconta di una prova generale dell’ennesima torsione dei diritti civili, in vista di una nuova mobilitazione parziale, per trovare altra carne da gettare sul banco della macelleria ucraina”.

L’articolo descrive una Russia sempre più chiusa e autoritaria, dove il potere di Vladimir Putin si regge su un mix di propaganda massiccia e repressione. L’esempio simbolico è l’uso della televisione di Stato per diffondere messaggi ideologici e preparare la popolazione a un possibile isolamento digitale sul modello cinese, segno di un controllo crescente sulla società e di possibili nuove mobilitazioni militari.

Secondo Imarisio, Putin non ha mai davvero voluto la pace: i negoziati internazionali sono stati solo una manovra tattica. La guerra in Ucraina non è vitale per la Russia, ma lo è per il leader russo, che ha bisogno di una vittoria — anche minima — per legittimare il proprio potere e la narrativa imperialista.

Il contesto internazionale, segnato da nuove crisi (come quella in Medio Oriente) e dalle ambiguità degli Stati Uniti, sta paradossalmente favorendo il Cremlino: prezzi alti dell’energia, minore pressione occidentale e difficoltà ucraine danno a Putin un vantaggio nel breve periodo.

Tuttavia, questa è una “vittoria di Pirro”: anche se ottenesse risultati sul campo, la Russia rischia un declino duraturo, simile a quello delle potenze imperiali del passato dopo crisi decisive. Ma a Putin interessa solo il presente: prolungare la guerra serve a rimandare il momento in cui lui e il Paese dovranno affrontare le conseguenze profonde — politiche, economiche e storiche — delle sue scelte.

23 marzo 2026