Marco Imarisio pubblica sul Corriere della Sera un editoriale in cui analizza la psicologia e le scelte strategiche di Vladimir Putin, ponendo l’Occidente di fronte a un dilemma binario sulla guerra in Ucraina.
Punti chiave della sintesi:
- La psicologia di Putin: l’articolo prende spunto dall’aneddoto di un giovane Putin che si scontra con un ratto messo all’angolo, traendone due possibili interpretazioni sul suo comportamento:
- L’inclinazione a colpire per primo (aspetto strategico indubbio).
- La volontà di rispondere alla forza con una violenza ancora maggiore, alzando la posta in gioco quando si sente minacciato (l’esegesi favorita dagli osservatori putiniani).
- Il dilemma occidentale (pace o sottomissione): questa doppia valenza pone la scelta per l’Occidente:
- Pace immediata (“Bianco”): accettare una parziale vittoria di Putin, temperata da minime rinunce, che però significherebbe una resa dei conti solo posticipata.
- Piegare la Russia (“Nero”): adottare l’opzione di armi a lungo raggio (come i Tomahawk), una strada “accidentata e molto pericolosa” basata sulla “legge dei vicoli di Leningrado” (il diritto del più forte).
- Nessuna via di mezzo: l’autore sostiene che il concetto di “pace giusta” sia un’illusione. La tragedia attuale non ammette “sfumature di grigio”; la scelta deve essere “o sarà bianco, o sarà nero”.
- Obiettivi e debolezze russe:
- Chiarezza di Putin: il presidente russo è ritenuto di una “limpidezza esemplare” nei suoi propositi, sin dal 2014, nel reclamare le quattro regioni ucraine (che ritiene parte di una nazione unica e indivisibile), nonostante le sue continue “lezioni di storia” (anche a Donald Trump).
- Retorica bellicista: i segnali dalla Russia sono negativi, con una retorica accentuata e l’uso del concetto di “razdroblennost” (frammentazione), la grande paura post-comunista, ora applicata alle province annesse per motivarne il reclamo come Russia.
- Possibile bluff: nonostante l’aggressività, l’economia russa è al peggior momento dall’inizio della guerra. I flussi commerciali con la Cina sono in calo e gli accordi petroliferi con l’India sono falliti rapidamente, suggerendo che Putin potrebbe star bluffando.
- Consenso e sforzo bellico: il fronte è descritto come una “statica carneficina” dove la tecnologia dei droni rende tutti un bersaglio. L’articolo evidenzia un divario fondamentale: l’autocrate Putin non ha problemi di consenso e può andare avanti a lungo, mentre il democratico Zelensky sì.
In sintesi, l’Occidente deve decidere se accettare una resa parziale e procrastinare la crisi, o se intraprendere una via di escalation rischiosa per piegare definitivamente la Russia.
18 ottobre 2025





