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Esteri

Una via difficile

Marco Imarisio pubblica sul Corriere della Sera un editoriale in cui analizza la psicologia e le scelte strategiche di Vladimir Putin, ponendo l’Occidente di fronte a un dilemma binario sulla guerra in Ucraina.

Punti chiave della sintesi:

  1. La psicologia di Putin: l’articolo prende spunto dall’aneddoto di un giovane Putin che si scontra con un ratto messo all’angolo, traendone due possibili interpretazioni sul suo comportamento:
    1. L’inclinazione a colpire per primo (aspetto strategico indubbio).
    1. La volontà di rispondere alla forza con una violenza ancora maggiore, alzando la posta in gioco quando si sente minacciato (l’esegesi favorita dagli osservatori putiniani).
  2. Il dilemma occidentale (pace o sottomissione): questa doppia valenza pone la scelta per l’Occidente:
    1. Pace immediata (“Bianco”): accettare una parziale vittoria di Putin, temperata da minime rinunce, che però significherebbe una resa dei conti solo posticipata.
    1. Piegare la Russia (“Nero”): adottare l’opzione di armi a lungo raggio (come i Tomahawk), una strada “accidentata e molto pericolosa” basata sulla “legge dei vicoli di Leningrado” (il diritto del più forte).
  3. Nessuna via di mezzo: l’autore sostiene che il concetto di “pace giusta” sia un’illusione. La tragedia attuale non ammette “sfumature di grigio”; la scelta deve essere “o sarà bianco, o sarà nero”.
  4. Obiettivi e debolezze russe:
    1. Chiarezza di Putin: il presidente russo è ritenuto di una “limpidezza esemplare” nei suoi propositi, sin dal 2014, nel reclamare le quattro regioni ucraine (che ritiene parte di una nazione unica e indivisibile), nonostante le sue continue “lezioni di storia” (anche a Donald Trump).
    1. Retorica bellicista: i segnali dalla Russia sono negativi, con una retorica accentuata e l’uso del concetto di “razdroblennost” (frammentazione), la grande paura post-comunista, ora applicata alle province annesse per motivarne il reclamo come Russia.
    1. Possibile bluff: nonostante l’aggressività, l’economia russa è al peggior momento dall’inizio della guerra. I flussi commerciali con la Cina sono in calo e gli accordi petroliferi con l’India sono falliti rapidamente, suggerendo che Putin potrebbe star bluffando.
  5. Consenso e sforzo bellico: il fronte è descritto come una “statica carneficina” dove la tecnologia dei droni rende tutti un bersaglio. L’articolo evidenzia un divario fondamentale: l’autocrate Putin non ha problemi di consenso e può andare avanti a lungo, mentre il democratico Zelensky sì.

In sintesi, l’Occidente deve decidere se accettare una resa parziale e procrastinare la crisi, o se intraprendere una via di escalation rischiosa per piegare definitivamente la Russia.

18 ottobre 2025