Su la Repubblica Paolo Mastrolilli ha pubblicato un articolo in cui analizza la crescente tendenza di Donald Trump a usare il sistema giudiziario per vendicarsi dei suoi avversari politici, sollevando preoccupazioni riguardo a possibili derive autoritarie.
I punti principali dell’articolo:
L’ordine di Trump: Attraverso il suo social network, Trump ha ordinato pubblicamente alla segretaria alla Giustizia Pam Bondi di accelerare le incriminazioni contro i suoi nemici politici. Questo gesto ha suscitato immediate reazioni, con i democratici che lo hanno definito un passo verso la dittatura.
Venerdì il capo della Casa Bianca ha costretto alle dimissioni il procuratore dell’Eastern District della Virginia, Erik Siebert, perché non aveva incriminato la Attorney General nello stato di New York, Letitia James, accusata di frode con un mutuo
- La sostituzione di un procuratore: Donald Trump ha costretto alle dimissioni il procuratore dell’Eastern District della Virginia, Erik Siebert. Il motivo? Siebert si era rifiutato di incriminare la procuratrice generale di New York, Letitia James, poiché non aveva trovato prove a suo carico. James, in precedenza, aveva condannato Trump in sede civile per frode fiscale. Trump intende sostituire Siebert con la sua ex avvocata, Lindsey Halligan.
- La motivazione di Trump: il tycoon giustifica le sue azioni sostenendo che la giustizia è stata usata contro di lui e che ora è il suo turno di farlo. Tuttavia, l’articolo sottolinea che le accuse contro Trump (come nel caso Stormy Daniels o i documenti di Mar-a-Lago) erano fondate, a differenza delle accuse che lui sta muovendo contro i suoi avversari.
- La “retribution” come programma: già durante la campagna elettorale, Trump aveva annunciato che il suo secondo mandato sarebbe stato basato sulla “retribution” (la vendetta) e la persecuzione dei nemici politici. Questa strategia sembra essere ora in atto, come dimostrato anche dalle indagini contro l’ex consigliere John Bolton e il senatore Adam Schiff.
- Il sistema giudiziario americano: l’articolo evidenzia una vulnerabilità del sistema giudiziario statunitense: i procuratori federali sono nominati dal presidente, rendendoli potenzialmente influenzabili. Sebbene in passato ci siano stati casi di interferenza politica, l’autore sostiene che nessun altro presidente ha mai cercato di piegare la giustizia per interessi personali e contro gli avversari con la stessa decisione di Trump.
- 22 settembre 2025





