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Quello che le donne dicono

Massimo Gramellini ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo sull’utilizzo maldestro dei social da parte di persone sicuramente con tanti, troppi, problemi, anche psichici. Im particolare ironizza sugli atteggiamenti di certa popolazione maschile e sul cambiamento positivo nella reazione delle donne, specialmente quelle in posizioni pubbliche, agli insulti e alle volgarità sessiste ricevute sui social media dai cosiddetti “odiatori di genere” (o “cretini digitali”).

Dice Gramellini: ”Comoda era la vita dell’odiatore di genere, autorevole esponente della più vasta categoria dei cretini digitali. Scriveva a una donna le sue impunite beceraggini e godeva ancora della solidarietà più o meno sotterranea dei propri simili. Sul web era tutto un darsi di gomito, un sentirsi campioni di spavalderia, specie se la vittima era famosa o potente, ma costretta al silenzio dall’imbarazzo che le avrebbe procurato il disvelamento in pubblico di quei messaggi. Poi è successo qualcosa. Ha cominciato la sindaca di Genova, Silvia Salis, recitando in consiglio comunale il rosario di insulti a sfondo sessuale di cui la gratificano sui social”.

  • Il passato dell’odiatore: prima, l’odiatore si sentiva impunito e godeva della solidarietà dei suoi simili online, protetto dal fatto che le vittime (soprattutto se famose) spesso tacevano per l’imbarazzo di rendere pubblici quei messaggi.
  • Il cambiamento: questa situazione ha iniziato a cambiare grazie a donne coraggiose che hanno deciso di svelare pubblicamente gli insulti ricevuti. L’autore cita come esempi la sindaca di Genova, Silvia Salis, e successivamente Francesca Verdini e la sottosegretaria Matilde Siracusano, che hanno letto in pubblico gli epiteti volgari loro indirizzati.
  • Il ribaltamento dei ruoli: questa reazione trasforma l’imbarazzo della vittima in orgoglio e riduce l’odiatore alla sua vera dimensione di “sfigato” e “vigliacchetto” nascosto dietro uno smartphone e un profilo fasullo.
  • La conclusione: ora è la donna a ritrovarsi in una posizione di superiorità rendendo trasparente l’attacco. Gramellini sottolinea che chi occupa posizioni di potere ha dato un buon esempio e spera che questo comportamento diventi contagioso.

In sostanza, l’articolo celebra il coraggio delle donne che rompono il silenzio, ribaltando il potere e l’imbarazzo, e smascherando la vigliaccheria degli aggressori digitali.

14 novembre 2025