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Esteri Primo Piano

Chi tra Trump e Netanyahu ha deciso i bombardamenti su Teheran?

Una lettura che circola nel dibattito politico in ogni angolo del pianeta Terra è che la decisione di scatenare l’inferno dei bombardamenti su Teheran sia stata presa a Tel Aviv e non a Washington, cioè è stato il primo ministro israeliano a forzare la mano del presidente degli Stati Uniti. Facciamo qualche considerazione in merito e cerchiamo un po’ una “messa a terra”, perché rischia di semplificare troppo una dinamica che in realtà è condivisa e intrecciata.

1) Non è una guerra “decisa da uno solo”

Dalle informazioni disponibili, il conflitto nasce da una convergenza di interessi, non da un singolo “burattinaio”.

  • Donald Trump ha spinto attivamente verso l’escalation, minacciando bombardamenti massicci e parlando apertamente di possibile cambio di regime in Iran
  • Benjamin Netanyahu aveva da anni una linea molto aggressiva contro l’Iran e ha colto l’occasione per colpire duramente Teheran

Quindi: non è credibile dire che Trump sia stato “trascinato controvoglia”. Piuttosto, ha scelto di stare dentro questa strategia.


2) Però Netanyahu ha avuto un ruolo forte (questo sì)

Alcune analisi giornalistiche sostengono che Netanyahu abbia:

  • spinto per un’azione militare rapida
  • presentato il conflitto come “facile” o breve
  • fatto leva sulle motivazioni politiche e sull’ego di Trump

Ad esempio, un’analisi del Guardian suggerisce che Netanyahu abbia convinto Trump che sarebbe stata una guerra rapida e vantaggiosa, cosa che poi non si è verificata

Questo dà una base reale alla tesi che citi, ma attenzione:
“influenza forte” e “decisione presa al posto di Trump”.


3) Trump è tutt’altro che passivo

Le notizie più recenti mostrano che Trump:

  • continua a minacciare escalation massicce
  • rivendica gli attacchi
  • gestisce direttamente la linea negoziale e militare

Questo indica che:
non è intrappolato, ma co-autore della strategia.


4) La verità più plausibile (sintesi)

La lettura più solida oggi, tra gli analisti, è questa:

  • Netanyahu → spinge verso la guerra e la radicalizza
  • Trump → accetta, amplifica e la rende globale
  • risultato → una guerra nata da allineamento, non da manipolazione

5) E sul “pentimento”?

Qui entriamo nel campo delle interpretazioni psicologiche.

È possibile che:

  • Trump abbia sottovalutato i costi
  • la guerra si stia rivelando più complessa del previsto

(ma questo succede spesso in guerra)

Tuttavia, non ci sono prove chiare che si sia pentito:

  • pubblicamente mantiene una linea dura
  • continua a minacciare ulteriori attacchi

Conclusione:
L’idea che Netanyahu abbia “trascinato” Trump contiene un elemento di verità (l’influenza), ma diventa fuorviante se implica che Trump non abbia scelto.
Più realisticamente, siamo davanti a una decisione condivisa tra due leadership con obiettivi convergenti, ma non identici.

7 aprile 2026