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Scienza & Tecnologia

L’uomo ha sempre giocato a fare Dio ma oltre alla scienza c’è bisogno dell’etica

Vito Mancuso ha pubblicato su La Stampa un articolo in cui affronta il tema dei rapidi progressi della biotecnologia e dell’intelligenza artificiale (IA) applicati all’essere umano, sostenendo che, di fronte al desiderio umano di emulare il “fare Dio” e di sconfiggere le malattie, è fondamentale affiancare al sapere scientifico un’urgente riflessione etica e una governance mondiale.

Suggerisce Mancuso che negli Stati Uniti: ”Giocano a fare Dio, diciamo spaventati riferendoci a coloro che intendono riprogettare l’essere umano tramite tecnologie sempre più pervasive, applicate questa volta non più su macchine e computer ma sugli stessi corpi umani. In realtà l’umanità ha sempre cercato di fare Dio, non a caso ci siamo dichiarati suoi figli, proclamati “a sua immagine e somiglianza”, quindi cosa c’è da stupirsi se ora proseguiamo nell’impresa di emulare il Padre celeste? Da sempre i figli desiderano essere come il padre, anzi persino più forti di lui‘.’

Scienza: bene o male?

  • Il desiderio umano di “Fare Dio”: Mancuso osserva che l’umanità ha sempre cercato di emulare il divino, e il tentativo di riprogettare l’essere umano è una continuazione di questo impulso. Egli riconosce il bene auspicabile nella scienza, come la prevenzione di malattie genetiche e la degenerazione cellulare (esempi di come la scienza “ripara” le “distrazioni” della natura).
  • La doppia via della conoscenza: il problema non è la conoscenza in sé, ma il suo utilizzo. La scienza può essere usata per il beneficio di tutti (curare le malattie) o per il privilegio di pochi (creare un catalogo di caratteristiche biologiche in vendita).

L’urgenza dell’etica

  • Oltre lo scientismo: l’autore critica l’ideologia dello “scientismo” (l’idea che tutto ciò che si può fare sia lecito fare) e richiama alla lezione di Kant e alle tre domande fondamentali dell’umano: cosa posso sapere, cosa devo fare e cosa mi è lecito sperare. Accanto al sapere c’è il dovere e la coscienza.
  • Il confine etico: è fondamentale distinguere l’uso delle biotecnologie per sconfiggere le malattie (accettabile) dalla selezione eugenetica di caratteristiche come colore degli occhi o intelligenza (inaccettabile), poiché quest’ultima priverebbe il nascituro della sua irriducibile differenza e della sua libertà.
  • Libertà e sentimento: Mancuso mette in dubbio che la maggiore performatività tecnologica abbia davvero aumentato l’intelligenza umana in senso critico (problem posing), notando invece un aumento dell’ansia da prestazione. Ricorda che l’uomo non è solo intelligenza (problem solving), ma anche sentimento e bisogno di significato.

La necessità di una governance mondiale

  • Scienza veloce, diritto lento: l’autore sottolinea la pericolosa differenza di velocità tra la scienza (che corre a passi da gigante) e il diritto e la politica (che procedono lentamente).
  • Proposta per la salvaguardia: riprendendo le parole del fisico Alessandro Vespignani, che auspica regole chiare per tenere il mercato a distanza, Mancuso propone una decisione drastica: vietare ogni applicazione dell’IA e delle biotecnologie sull’essere umano prima che le normative siano definite in modo chiaro e trasparente a livello mondiale.
  • Responsabilità globale: la politica è l’unica in grado di “tenere chiusa la porta al mercato” e l’umanità ha bisogno di una governance mondiale che coordini rettori universitari, imprenditori responsabili, leader religiosi e intellettuali per far sentire la voce dell’umano e lavorare con la “più alta responsabilità”, non “giocando” con l’umano, ma “servendolo”.

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