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Edoardo Boncinelli, nell’articolo “Le grandi idee inutili” pubblicato su La Stampa, esplora la natura delle idee e il loro legame con la parte “inutile” ma cruciale del cervello umano.
La concezione dell’idea: una costruzione interiore
Boncinelli definisce l’idea come una costruzione, un assemblaggio di parti separate che formano un “edificio interiore” o astratto. Questa costruzione va oltre la semplice rivisitazione di ciò che già esiste, introducendo elementi nuovi.
L’esperienza personale: la scoperta dei geni hox
L’autore condivide un’esperienza personale risalente al 1987, quando, studiando i geni che controllano lo sviluppo embrionale del moscerino della frutta (drosofila), i ricercatori scoprirono un gruppo di otto geni omeotici che regolavano la successione delle parti del corpo. Altri studi rivelarono geni simili in topi e rane. Boncinelli decise di focalizzarsi sui geni umani, scoprendo una quindicina di geni imparentati con quelli della drosofila, battezzati successivamente “famiglia hox”.
La “scintilla” gli permise di comprendere una regolarità in questi geni: quelli umani erano suddivisi in quattro gruppi contigui, presenti su quattro cromosomi diversi, e ciascun gruppo riproduceva la successione degli otto geni omeotici della drosofila. Questa intuizione portò alla conclusione che, durante l’evoluzione, l’intera regione di DNA contenente i geni della drosofila si era duplicata, dando origine a quattro gruppi nei mammiferi. Questi geni si sono conservati in modo straordinario, mantenendo sia la loro somiglianza che il loro ordine posizionale per centinaia di milioni di anni. Questa scoperta, inizialmente accolta con scetticismo, è oggi un pilastro nei libri di testo.
Boncinelli ricorda il grande sollievo provato nel momento di questa comprensione, paragonandola al disvelamento di qualcosa che era sempre stato lì, ma non visibile fino a quel momento. Menziona anche una seconda “scintilla” nella sua carriera: l’idea di una strategia sperimentale per trattare questi geni con acido retinoico, un derivato della vitamina A.
La sede delle idee: la corteccia prefrontale
L’autore si interroga su dove nascano le idee, indicando la corteccia cerebrale, e in particolare la sua porzione prefrontale, come la sede. Sottolinea come il nostro cervello svolga molte funzioni vitali per la sopravvivenza (camminare, cercare cibo, fuggire pericoli), funzioni comuni anche ad altri animali.
Tuttavia, una porzione significativa del cervello umano è “libera da impegni impellenti” e non occupata da funzioni basilari per la sopravvivenza. Questa parte, in passato definita “regione silente”, è ciò che ci distingue dagli animali e ci permette di compiere azioni “inutili” dal punto di vista biologico: organizzare un Festival della Mente, pensare a cose invisibili, comunicare con persone defunte o discutere con filosofi del passato come Platone.
Questa parte frontale della corteccia cerebrale, considerata quasi un “cervello del cervello”, è estremamente creativa e ci permette di generare idee, siano esse banali, strampalate o geniali. È proprio in questa “inutilità” che risiede la nostra specificità umana.
22 luglio 2025





