Quali città italiane potrebbero finire sommerse se l’intera calotta antartica fondesse: lo studio
Davide Spinosa pubblica sul sito www.geopop.it un articolo in cui analizza il potenziale impatto sulle coste italiane derivante dalla completa fusione della calotta glaciale dell’Antartide occidentale, uno scenario che, secondo recenti studi, potrebbe portare a un innalzamento significativo del livello del mare.
Punti chiave della sintesi:
Scenario e impatto: Un recente studio pubblicato sulla rivista PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences) ha dimostrato che un incremento di 2 °C della temperatura media degli oceani causerebbe la fusione completa della calotta glaciale antartica occidentale, con un conseguente innalzamento del livello medio del mare di circa 3.8 metri nell’arco di un millennio.
Vulnerabilità italiana: Tale dinamica comprometterebbe l’abitabilità e la sicurezza di molte zone costiere italiane ad alta densità abitativa, dal Veneto alla Sicilia. L’area più esposta è l’Alto adriatico, a causa delle sue caratteristiche geomorfologiche e del fenomeno della subsidenza (abbassamento del suolo).
- Località a rischio (innalzamento di oltre 3 metri): Nord Italia: Venezia e il Delta del Po risulterebbero completamente sommersi. Danni significativi colpirebbero anche la Riviera Romagnola, inclusi Riccione, Ravenna, Cattolica e Rimini.
- Tirreno: allagamenti dalla Versilia a Livorno e in aree della Marina di Grosseto. Nel Lazio, risulterebbero sommerse le zone costiere di Ostia e Fiumicino, oltre a località turistiche come Terracina, Sperlonga e Gaeta. In Campania, l’impatto si estenderebbe su Napoli, il litorale Domizio e alcune aree del Cilento.
- Contesto scientifico e incertezze: sebbene l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ritenga improbabile una fusione totale delle calotte polari antartiche nel prossimo futuro, la Penisola Antartica è una delle aree più sensibili al riscaldamento globale. Nel febbraio 2023, l’estensione del ghiaccio marino antartico ha raggiunto un minimo storico. Permangono incertezze sui tempi e sulle condizioni per il raggiungimento del “punto di non ritorno,” la soglia oltre la quale il processo di fusione diverrebbe irreversibile.
- Conclusione: data la potenziale catastroficità di tali rischi a lungo termine, l’articolo conclude sottolineando l’urgenza di implementare misure sinergiche per mitigare il surriscaldamento terrestre, in particolare la riduzione delle emissioni di gas serra.
- 3 ottobre 2025








