La durissima legge Usa sui conflitti d’interesse ha due piccole eccezioni: il presidente e il suo vice
Marco Palombi ha pubblicato su Il Fatto Quotidiano intitolato un artcolo in cui commenta la legge Usa sui conflitti d’interesse che ha (piccolo, ma significativo particolare) due piccole eccezioni: il presidente e il suo vice”.
L’articolo affronta il tema del conflitto di interessi negli Stati Uniti, evidenziando l’anomalia rappresentata dal presidente Donald Trump, che sta monetizzando la sua carica in modi inediti per la storia americana
L’anomalia di Trump:
- Trump ha inaugurato una stagione in cui il presidente monetizza apertamente la carica per sé e la sua famiglia, vendendo merce con la sua firma, legiferando su settori in cui investe (come le criptovalute) e remunerando i suoi donatori con contratti federali.
- L’articolo stima che Trump abbia aumentato il suo patrimonio di 4-5 miliardi di dollari nei primi nove mesi alla Casa Bianca (grazie in particolare alle stablecoin), con profitti di circa un miliardo.
La Legge sul Conflitto di Interessi e le Eccezioni:
- Negli Stati Uniti esiste una legge durissima sul conflitto di interessi per i funzionari del ramo esecutivo, nata dopo il ”Watergate”. Chi la viola rischia la prigione.
- Tuttavia, questa legge prevede due eccezioni cruciali: il presidente e il vice Presidente (oggi Donald Trump e J.D. Vance).
- La ratio di questa esenzione era evitare che la figura apicale, con poteri quasi ”regali”, potesse essere costretta ad astenersi dal prendere decisioni su materie in cui avesse interessi finanziari pregressi.
- Storicamente, tutti i presidenti post-Guerra Civile si erano volontariamente sottomessi al regime valido per i loro dipendenti per non minare la fiducia pubblica nel governo. Trump è il primo a non farlo.
Il paradosso etico:
- Si crea un paradosso: mentre Trump si comporta come un ”Walmart” (vendendo orologi e calzini) e guadagna miliardi, chi lavora per lui è sottoposto a procedure rigorose e deve smobilitare quasi tutti i suoi investimenti.
- Viene citato il caso di Scott Bessent (Segretario al Tesoro, miliardario ed ex finanziere), che ha dismesso il 96% delle sue partecipazioni giudicate a rischio, ma è stato richiamato dai controllori federali per il restante 4%.
- Il ”piano etico” presentato dallo staff di Trump a gennaio prometteva solo che il presidente non avrebbe avuto ”alcun coinvolgimento diretto” nella gestione della Trump Organisation e che la sua sarebbe stata la Casa Bianca ”più trasparente della storia”. L’autore conclude che il ”chissenefrega” di Trump rispetto ai conflitti d’interesse è invece ”decisamente trasparente”. 27 ottbre 2025





