Aldo Grasso ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo nel quale critica l’invito in televisione personaggi controversi come Giuseppe Barboni, ma quale responsabilità abbiano i media nel farlo. La televisione, osserva, non è un semplice spazio di confronto: chi vi compare ottiene visibilità, credibilità e una forma di legittimazione pubblica.
Scrive Grasso: ”Il rischio è che la cronaca si trasformi in casting. Non importa ciò che si è fatto, ma quanto si riesca a polarizzare. L’indignazione produce audience, nuove ospitate e reel per i social, trasformando un episodio in una carriera mediatica e poi anche politica. Sarà così anche per il caso di Mario Roggero? È un meccanismo che i media conoscono benissimo: prima raccontano il fenomeno, poi finiscono per alimentarlo. Si chiama «effetto valanga»: un fatto non dipende più dalla sua importanza oggettiva, ma dalla quantità di attenzione che riceve diventando slogan e frammento, deprivati di ogni contesto”.
E conclude: ”Se una persona viene invitata per interpretare il ruolo del giustiziere, «della tolleranza zero», il racconto cambia natura. Non è più informazione, è fiction”
L’autore denuncia il rischio che la cronaca si trasformi in un “casting” di nuovi personaggi mediatici. Figure note per episodi violenti o estremi possono essere premiate con una crescente esposizione televisiva perché suscitano indignazione, alimentano il dibattito e fanno audience. In questo modo, un fatto di cronaca può diventare il punto di partenza di una carriera mediatica, e talvolta persino politica.
Grasso richiama il cosiddetto “effetto valanga”: un evento finisce per assumere un’importanza sproporzionata non per la sua reale rilevanza, ma per l’enorme attenzione che riceve dai media, che lo trasformano in slogan e contenuto virale, privandolo del contesto.
La conclusione è che raccontare una notizia è doveroso, ma trasformare il suo protagonista in un personaggio fisso del dibattito cambia la natura dell’informazione. Quando la televisione offre spazio a qualcuno nel ruolo di “giustiziere” o simbolo della “tolleranza zero”, non si limita più a informare: contribuisce a costruire una narrazione e a creare notorietà. Per Grasso, i media non si limitano a registrare la realtà, ma spesso finiscono per produrla, rendendo importanti persone che lo diventano proprio grazie alla continua esposizione televisiva.
19 luglio 2026





