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Curiosità

Chiedere scusa per quelle parole sessiste

Antonio Polito ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo in cui stigmatizza il linguaggio sovente utilizzato per colpire l’avversario in politica.

Polito scrive: ”L’episodio mi è tornato in mente ascoltando le giustificazioni che sono state addotte all’uso della metafora delle ginocchiere da parte del deputato pentastellato Silvestri. Era già successo quando Maurizio Landini diede a Giorgia Meloni della «cortigiana». In entrambi i casi si può ovviamente obiettare che il termine usato non era stato scelto per il suo significato sessista, ma solo per segnalare la subordinazione o l’asservimento della nostra premier nei confronti di un uomo, Trump o Netanyahu che sia”.

L’editorialista del Corriere prende spunto da un proprio errore del passato per riflettere sul linguaggio della politica e sul sessismo di ritorno. Molti anni fa, Polito aveva definito sui social Giorgia Meloni (allora leader di un piccolo partito) la «cheerleader di Salvini». Inizialmente convinto di aver usato la metafora solo per criticare l’apprezzamento della Meloni verso le politiche anti-migranti della Lega, cambiò idea dopo aver ricevuto un messaggio della premier che giudicava l’espressione misogina. Polito riconobbe l’errore e le chiese scusa.

L’episodio serve all’autore per analizzare due fatti recenti: la metafora delle «ginocchiere» usata dal deputato del Movimento 5 Stelle Francesco Silvestri e l’appellativo di «cortigiana» rivolto in passato a Meloni da Maurizio Landini.

Polito smonta le giustificazioni dei due esponenti politici, i quali hanno difeso le proprie parole sostenendo che l’obiettivo non fosse quello di offendere le donne, bensì quello di denunciare l’asservimento della Presidente del Consiglio verso figure maschili di potere come Donald Trump o Benjamin Netanyahu.

L’autore evidenzia l’ipocrisia di questa tesi attraverso una prova logica: epiteti del genere non verrebbero mai utilizzati contro leader maschi (ad esempio, nessuno darebbe del «cortigiano» a Salvini o direbbe che Tajani indossa «le ginocchiere»). Di conseguenza, rifiutarsi di ammettere il carattere spregiativo e sessista di tali espressioni equivale agli “equilibrismi” linguistici del generale Vannacci sulla X (Decima Mas). L’articolo si conclude con l’invito a prendere consapevolezza del peso delle parole, a smettere di ricorrere a queste metafore sessiste e ad avere l’onestà intellettuale di chiedere scusa.

13 giugno 2026