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Curiosità

L’amicone

Massimo Gramellini ha pubblicato un articolo sul Corriere della Sera in cui fa troppo facile ironia sul drastico cambio di atteggiamento di Donald Trump durante il suo incontro a Pechino con il leader cinese Xi Jinping. Il presidente americano, solitamente aggressivo e sprezzante con gli storici alleati (europei, canadesi, giapponesi), si è mostrato insolitamente docile, quasi intimorito, e prodigo di complimenti e dichiarazioni di amicizia nei confronti del presidente cinese.

Scrive Gramellini: ”Ma dove è finito il caro vecchio Trump, quello col vezzo di insolentire gli alleati e i connazionali residenti in Vaticano? Al cospetto dell’impassibile «Ping» (come lo ribattezzò l’immortale Di Maio-tse Tung), il babau si è trasformato in una statua di terracotta. Per darsi un tono stringeva le labbra e reclinava la testa, ma più che un imperatore romano faceva venire in mente uno spaventapasseri. E poi le parole. Dimenticate i toni sprezzanti che riserva a europei, giapponesi, canadesi. Davanti a Xi Jinping era tutto un «sei un grande leader», «per me è un onore essere tuo amico», «avremo un futuro fantastico insieme». Che l’aria di Pechino lo abbia trasformato di colpo in un diplomatico avveduto, un prudente navigatore di correnti democristiane?

Secondo Gramellini, questo comportamento — già visto anche con Putin — non è frutto di una maturazione diplomatica, ma rivela la vera natura di Trump come uomo d’affari: mostra rispetto e usa la lusinga solo con chi è forte e potente quanto lui, mentre disprezza e insulta chi è debole e diviso (come l’Europa). In entrambi i casi, l’obiettivo finale rimane quello di fare i propri interessi a scapito dell’altro.

L’articolo si conclude con l’esortazione a non stupirsi più della sua incoerenza e della sua inaffidabilità: l’unica reazione utile per l’Europa non è l’indignazione, ma il mettersi concretamente in condizione di poter fare a meno di lui.

15 maggio 2026