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Il Pd: “Lega +140% di clic, noi nascosti”. Ma Facebook difende il suo algoritmo

Lorenzo Giarelli e Thomas Mackinson hanno pubblicato un articolo in cui analizzano il presunto squilibrio di visibilità sui social tra i partiti politici italiani e la difesa di Meta (Facebook). Intanto il Garante della Privacy ha accertato una raccolta impropria dei dati degli utenti da parte di Meta, con l’obiettivo di una profilazione politica

Giarelli e Mackinson rivelano, infatti, che: ”Meta ha negato responsabilità: “La tesi secondo cui il nostro strumento costituirebbe una ‘profilazione di massa’ è infondata e del tutto inaccurata. Lo strumento è utilizzato in tutto il mondo per contribuire a sensibilizzare gli utenti sulle elezioni. In Italia, indirizzava semplicemente gli utenti al sito web del ministero dell’interno”.

E continuano: ”L’andamento rispecchia l’engagement medio (cioè le interazioni) dei post degli europarlamentari da dicembre 2023 a oggi, con segnate in verticale l’elezione di Donald Trump (fine 2024) il cambio di politica di Meta sui contenuti politici (inizio 2025). Dicono i due europarlamentari: “Sembrerebbe emergere un meccanismo sistematico, una sorta di ‘tappo’ che scatterebbe nei 30 giorni precedenti al voto. In questo periodo cruciale, l’engagement della politica istituzionale subirebbe un crollo verticale, per poi tornare ai livelli precedenti dopo la chiusura delle urne. Mentre il Pd e altre forze moderate sarebbero rimasti penalizzati dai filtri, la destra anti-europeista avrebbe registrato una crescita anomala. In particolare, tra novembre 2024 e gennaio 2025, la Lega risulterebbe cresciuta sui social di quasi il 140 per cento. Gli algoritmi sarebbero stati utilizzati come arma politica. Se confermato, sarebbe inaccettabile”.


Il caso: algoritmi o armi politiche?

L’articolo riporta la denuncia del Partito Democratico, basata su ricerche interne e dati diffusi dagli eurodeputati Sandro Ruotolo e Nicola Zingaretti. Il nucleo della questione riguarda il periodo tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025:

  • L’anomalia della Lega: Mentre i partiti moderati (PD, Forza Italia) subivano un calo di visibilità, la Lega avrebbe registrato una crescita di engagement del 140%, con picchi che in alcuni casi avrebbero toccato il +400% in corrispondenza dell’elezione di Donald Trump.
  • L’effetto “Tappo”: Gli eurodeputati denunciano un meccanismo che penalizzerebbe la politica istituzionale nei 30 giorni precedenti al voto, favorendo invece le forze della destra antieuropeista.
  • Soggetti Terzi: Uno studio dell’Università di Urbino conferma che, mentre i profili politici ufficiali venivano filtrati, Facebook dava grande risalto a pagine di “para-informazione” e influencer riconducibili alla destra.

🏛️ L’intervento del Garante e le opposizioni

La vicenda si intreccia con un provvedimento del Garante della Privacy, che ha accertato una raccolta impropria di dati da parte di Meta per finalità di profilazione politica:

  • Sebbene Meta sostenga di aver solo fornito link istituzionali (come quello del Ministero dell’Interno), il Garante ha rilevato una raccolta di dati “ampiamente eccedente” rispetto allo scopo dichiarato.
  • Reazioni politiche: M5S e AVS parlano di “spettro Cambridge Analytica” e chiedono che i vertici di Meta riferiscano urgentemente in Parlamento e in Commissione Plenaria.

🛡️ La difesa di Meta

L’azienda di Mark Zuckerberg respinge ogni accusa, definendo le tesi del PD “infondate e inaccurate”:

  1. Neutralità: Meta sostiene che le modifiche all’algoritmo sui contenuti politici siano state applicate in modo uniforme e globale all’inizio del 2025.
  2. Dati Sensibili: L’azienda nega di raccogliere dati politici o di condividere informazioni con comitati elettorali, affermando che lo strumento serviva solo a sensibilizzare gli utenti al voto.
  3. Contraddizioni: L’articolo sottolinea però come Meta stessa, nel 2022, avesse ammesso al Garante la possibilità di condividere dati con “partner governativi”, pratica interrotta solo grazie all’intervento dell’autorità.

In sintesi

Il PD accusa Meta di aver utilizzato l’algoritmo come un’arma politica per silenziare i moderati e spingere la destra sovranista; Meta nega tutto, ma i dati sui flussi di engagement e i rilievi del Garante della Privacy sembrano smentire la versione ufficiale del colosso americano.

13 aprie 2026