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Esteri

Il tonfo del più fedele alleato di Putin: “Tu sei il leone, io sono il tuo topolino”

Anna Zafesova ha pubblicato un articolo su La Stampa in cui analizza il declino politico di Viktor Orbán, evidenziando come il suo legame sempre più simbiotico e subordinato con Vladimir Putin si sia trasformato da asset strategico a un pesante “boomerang” elettorale.

Scrive la Zafesova: ”Diverse testate hanno pubblicato le conversazioni del ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto con il suo collega moscovita Sergey Lavrov, che gli ordinava di intervenire presso l’Ue per togliere le sanzioni imposte contro la sorella dell’oligarca Alisher Usmanov. Szijjarto avrebbe anche passato ai russi in diretta le informazioni dai vertici europei, diventando di fatto una “talpa” di Putin a Bruxelles. Se nel 2014 Budapest aveva deluso parecchio Mosca, dichiarandosi a parole contraria alle sanzioni per l’annessione della Crimea, ma non ricorrendo mai al veto sulla loro appl icazione, ultimamente più aumentavano le sue difficoltà e più scendevano i consensi, più Orban si legava a Putin. L’Ungheria è stata l’unico Paese europeo ad aumentare ulteriormente la propria dipendenza dal petrolio russo, i cui proventi venivano poi distribuiti attraverso una rete opaca di società svizzere alla rete di potere del premier. Che intanto diventava sempre più allineato a Mosca, bloccando una dopo l’altra iniziative europee di aiuto all’Ucraina. La campagna elettorale di Orban ha tappezzato le città ungheresi di manifesti contro Volodymyr Zelensky

Ecco i punti salienti della sintesi:

1. La sottomissione a Mosca: “Il leone e il topo”

Il titolo fa riferimento a una clamorosa dichiarazione di lealtà in cui Orbán si sarebbe offerto come «topo» al servizio del «leone» Putin. Questo atteggiamento di umiltà, volto a facilitare una triangolazione tra Cremlino e Donald Trump per ribaltare gli equilibri globali, ha danneggiato l’immagine di “leader forte” che Orbán cercava di proiettare.

2. Budapest come “Quinta Colonna” russa

L’articolo descrive un’Ungheria trasformata in una vera e propria base operativa russa all’interno dell’UE:

  • Spionaggio e influenze: Il ministro degli Esteri Szijjarto è accusato di aver agito come una “talpa”, passando informazioni riservate dei vertici europei a Mosca e mediando per la revoca delle sanzioni agli oligarchi russi.
  • Dipendenza energetica: Mentre l’Europa cercava di smarcarsi dal gas russo, Orbán ha aumentato la dipendenza dal petrolio di Mosca, alimentando reti di potere opache.

3. L’intervento del Cremlino nelle elezioni

Per sostenere il partito Fidesz in difficoltà, Mosca avrebbe inviato un team di consulenti (guidati da Sergey Kirienko) e attivato la rete di disinformazione Storm-1516. Le tattiche includono:

  • Manipolazione digitale: Migliaia di account social coordinati e siti clone (come falsi siti di Euronews) per attaccare lo sfidante Péter Magyar.
  • Trucchi russi sul campo: Trasporto organizzato di elettori ai seggi e lo “krumpliosztas” (distribuzione di patate e cibo) per comprare il voto nelle zone rurali povere.

4. Il paradosso di Orbán

La parabola di Orbán è descritta come tragicamente ironica: nel 1989 entrò in politica al grido di “Russi, tornate a casa”; oggi le piazze ungheresi gli urlano lo stesso slogan contro, considerandolo di fatto il rappresentante degli interessi del Cremlino in patria.

5. Il possibile scaricabarole di Putin

L’articolo conclude ipotizzando che, in caso di sconfitta o netto ridimensionamento, il Cremlino sia già pronto a scaricare il suo alleato. Secondo fonti interne, Mosca presenterebbe il fallimento di Orbán non come un limite della propria influenza, ma come l’incapacità del leader ungherese di vincere nonostante il massiccio aiuto russo.


In sintesi: Quello che doveva essere il fulcro di un’Europa sovranista e filo-russa rischia di crollare sotto il peso di una sottomissione a Putin che ha alienato l’elettorato, trasformando il “sovranista” Orbán in un vassallo di una potenza straniera.

13 aprile 2026