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Esteri

E i due inviati Usa arrivano al vertice tra Bibi e i ministri: Ben Gvir li attacca

Davide Frattini, sul Corriere della Sera, pubblica un articolo che descrive le intense dinamiche politiche a Gerusalemme attorno alla decisione di approvare una tregua e un accordo per lo scambio di prigionieri.

Ecco una sintesi dei punti principali:

  • Vertice sulla tregua: il Primo Ministro israeliano, Benjamin Netanyahu (Bibi), ha dovuto annullare una vacanza nel deserto del Negev per rimanere a Gerusalemme e convincere i ministri ad approvare un accordo mediato in Egitto.
  • Pressione statunitense: alla riunione dei ministri hanno partecipato Steve Witkoff e Jared Kushner, inviati di Donald Trump per il Medio Oriente. La loro presenza testimonia la forte influenza e pressione degli Stati Uniti per la chiusura dell’accordo.
  • L’attacco di Ben Gvir: il Ministro per la Sicurezza Nazionale, Itamar Ben Gvir, esponente dell’ala oltranzista e dei coloni, ha accolto duramente gli inviati statunitensi, paragonando Hamas a Hitler e contestando l’idea di un accordo di pace. Successivamente, ha cercato di far saltare i colloqui con una provocatoria visita alla Spianata delle Moschee.
  • Opposizione estremista: anche il ministro delle Finanze, Bezalel Smotrich, altro rappresentante oltranzista, si è dichiarato contrario al cessate il fuoco, affermando di assumersi la responsabilità di assicurare che il patto “non ponga termine alla guerra”. Sia Ben Gvir che Smotrich hanno votato contro l’accordo, ma rimangono nel governo.
  • Dettagli dell’accordo (Leak): una foto dell’accordo diffusa da una giornalista ha riconfermato il ruolo della Croce Rossa per lo scambio di prigionieri e ha specificato che gli ostaggi saranno liberati “senza cerimonie o copertura mediatica”.
  • Manovre politiche di Netanyahu: nonostante l’opposizione interna, Netanyahu ha scelto di non licenziare gli alleati oltranzisti per contare sulla loro lealtà ideologica. Il leader israeliano è consapevole di giocarsi la sua eredità politica e deve far fronte alla richiesta dell’opposizione di elezioni anticipate, cercando di sfruttare il successo della liberazione degli ostaggi come base per un futuro voto. L’articolo conclude sottolineando l’importanza storica del momento, che deciderà se Netanyahu uscirà “vittorioso da questa tragedia” o passerà alla Storia come il leader sotto il cui governo è avvenuto il disastro del 7 ottobre.