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Esteri

Il doppio tradimento

Antonio Polito analizza sul Corriere della Sera la situazione in Medio Oriente, sostenendo che due importanti democrazie, Israele e gli Stati Uniti, stanno tradendo i loro valori storici. Due grandi democrazie in queste ore stanno tradendo alcuni dei valori che ce le hanno rese a noi così care.

Al posto di una qualsiasi soluzione politica con i palestinesi, Israele ha scelto il loro esodo. È il capovolgimento totale della linea «pace in cambio di territori» che portò Ariel Sharon, venti anni fa, a ritirarsi dalla Striscia. Uomo di destra, spaccò il suo partito, il Likud, se ne fece uno nuovo e si alleò con il laburista Peres pur di lasciare Gaza. È pazzesco!

Con l’invasione di Gaza City, ciò che era cominciata come una guerra ad Hamas si trasforma definitivamente in un’operazione di espulsione (presumibilmente per sempre) dei suoi abitanti palestinesi e di ripulitura del luogo.

Il tradimento di Israele

Polito afferma che Israele, con l’invasione di Gaza City, non sta più solo combattendo Hamas, ma sta attuando un’operazione di espulsione della popolazione palestinese. Secondo l’autore, l’obiettivo non è più solo la distruzione, ma la creazione di un deserto, con l’uso di bulldozer per spianare le macerie. L’intento, a suo avviso, è quello di costringere i palestinesi all’esodo e confinare i restanti in “città umanitarie” che sono, di fatto, prigioni a cielo aperto.

Questa strategia, prosegue Polito, segna un capovolgimento rispetto alla linea del “pace in cambio di territori” perseguita vent’anni fa da Ariel Sharon. Il giornalista sottolinea come la politica di Netanyahu, che ha trasformato Gaza in un grande ghetto consegnato agli islamisti in cambio di nuovi insediamenti in Cisgiordania, si sia rivelata un fallimento che ha contribuito al disastro del 7 ottobre. Ora, dopo aver trasformato il ghetto in una “fossa comune”, Netanyahu ha ripreso la Striscia con una guerra che, identificando il popolo palestinese con Hamas, rischia di durare per generazioni.

Il tradimento degli Stati Uniti

Secondo Polito, tutto questo non sarebbe stato possibile senza l’acquiescenza degli Stati Uniti di Trump. La visita del segretario di Stato Rubio è vista come un sostanziale via libera all’operazione. L’autore ricorda come gli Stati Uniti, storicamente, abbiano sempre agito non solo come protettori, ma anche come moderatori di Israele. Vengono citati gli esempi delle presidenze Eisenhower, Carter e Clinton, che hanno portato a cessate il fuoco, accordi di pace e la “road map for peace” di Bush Jr.

L’articolo suggerisce che la prima presidenza Trump aveva tentato una pacificazione in Medio Oriente basata su interessi commerciali (gli accordi di Abramo), ma che l’attuale politica del presidente si è dimostrata inadeguata a comprendere la complessità politica, culturale e storica della regione, dove i conflitti prevalgono sugli affari. Questo, conclude Polito, è un problema per tutti, perché a Netanyahu i meccanismi del potere e del conflitto sono più chiari.

17 settembre 2025