Sergio Fabbrini ha pubblicato su Il Sole 24 Ore un editoriale nel quale analizza criticamente la cattura di Nicolás Maduro da parte dell’amministrazione Trump, smontando le giustificazioni ufficiali e individuando la “vera ragione” dietro il blitz.
Ha scritto Fabbrini: ”Prima ragione (Trump). La cattura dei Maduro era necessaria per neutralizzare i capi di un’organizzazione narco-terroristica. In realtà, secondo il Congressional Research Service, che si è basato sui dati dell’agenzia americana di Drug Enforcement, il Venezuela è responsabile per una produzione minima di eroina, cocaina, metanfetamina e fentanyl importati dall’America. Più dell’85 per cento dell’eroina importata in America proviene dal Messico, la quasi totalità della cocaina proviene dalla Colombia. Maduro non è il capo del “Cartel de los Soles”, perché tale Cartello non esiste, come ha stabilito il Dipartimento di Giustizia americano. Se Trump fosse davvero impegnato a combattere il narco-traffico, non avrebbe concesso il perdono presidenziale (nel dicembre scorso) all’ex presidente dell’Honduras, Juan Orlando Hernandez, cui un tribunale americano (nel marzo 2024) aveva comminato una pena di 24 anni per spaccio di cocaina e traffico di armi da fuoco in America”.
Le quattro ragioni di Trump (ritenute non convincenti)
Fabbrini esamina le motivazioni fornite dalla Casa Bianca, confutandole punto per punto:
- Lotta al narcotraffico: Trump ha definito Maduro il capo di un’organizzazione criminale. Fabbrini ribatte citando dati ufficiali secondo cui il Venezuela produce una quota minima della droga che entra negli USA (la maggior parte proviene da Messico e Colombia). Inoltre, l’inesistenza del “Cartel de los Soles” e il recente perdono presidenziale concesso da Trump all’ex presidente dell’Honduras (condannato per narcotraffico) rendono questa tesi incoerente.
- Sicurezza nazionale: J.D. Vance ha parlato di una necessità per la sicurezza degli USA. L’autore osserva però che il Venezuela è militarmente debole e non ospita basi missilistiche o minacce concrete paragonabili alla crisi dei missili di Cuba del 1962.
- Liberazione del popolo venezuelano: Marco Rubio ha presentato il blitz come un atto di democratizzazione. Tuttavia, Fabbrini sottolinea che l’apparato del regime è rimasto intatto, l’autoritarismo continua e la vera opposizione democratica (Machado e Urrutia) è stata ignorata o derisa da Trump.
- Controllo del petrolio: Sebbene le riserve venezuelane siano enormi, l’autore evidenzia che l’estrazione e la raffinazione sono estremamente costose e le infrastrutture decrepite. Un aumento della produzione venezuelana potrebbe persino danneggiare i produttori americani di petrolio di scisto abbassando troppo i prezzi.
La vera ragione: l’affermazione dell’Imperium
Secondo Fabbrini, il blitz non ha finalità umanitarie o di sicurezza interna, ma è una dimostrazione di pura forza militare e di una versione aggiornata della Dottrina Monroe.
- Dominio senza responsabilità: Trump non vuole colonizzare il Venezuela né instaurare un governo fantoccio; vuole semplicemente dimostrare che l’America Latina è “il giardino di casa” degli USA e che l’America può assoggettare chiunque voglia.
- Hard Power contro il diritto internazionale: l’azione segna il passaggio definitivo dal soft power (influenza diplomatica e culturale) a un hard power (potenza militare) che non riconosce limiti legali. Come confermato dai suoi consiglieri (Stephen Miller), Trump ritiene che la forza sia l’unica legge del mondo e che la Costituzione o i trattati internazionali non debbano “reprimere” la potenza americana.
In conclusione, per Fabbrini la cattura dei Maduro è il simbolo di un imperialismo senza freni, che viola la legalità internazionale e si affida esclusivamente alla moralità soggettiva del leader, rappresentando una sfida per chiunque nel mondo creda ancora in un ordine basato sulle regole.
12 gennaio 2026





