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Esteri

Il primato dell’Europa che la politica non riconosce

Il prof. Sergio Fabbrini, su Il Sole 24 Ore, pubblica un articolo di aspra critica sull’atteggiamento dell’Unione Europea nell’affrontare i gravi problemi che sconvolgono il mondo. Analizza la dissonanza tra la realtà materiale italiana, empre più dipendente dalle decisioni di Bruxelles, e la sua classe politica, che rimane ancorata a una rappresentazione nazionale. Nonostante il futuro economico e politico dell’Italia sia determinato dalle scelte europee, la politica nazionale relega l’agenda europea all’ultimo posto, inventando divisioni su questioni marginali o richiamando europarlamentari per elezioni regionali. Questo atteggiamento riduce l’influenza italiana a Bruxelles.

L’autore individua due ordini di ragioni per questa dissonanza: .

L’autore individua due ordini di ragioni per questa dissonanza:

  1. Ragioni strutturali: i sistemi partitici democratici sono nati per dare rappresentanza a divisioni storiche (destra/sinistra, urbano/rurale) interne allo stato-nazione. Tuttavia, l’approfondimento del processo di integrazione europea ha strutturalmente ridimensionato gli stati nazionali, trasformandoli in “stati membri dell’UE.” Gran parte della legislazione nazionale è ora condizionata da decisioni sovranazionali (nelle politiche economiche) o dal coordinamento intergovernativo (nelle politiche strategiche come sicurezza e fiscalità).
  2. Ragioni culturali: la politica italiana non riesce a comprendere che l’integrazione europea ha creato una nuova divisione centrale che taglia trasversalmente il tradizionale asse destra-sinistra: la contrapposizione tra i partiti che riconoscono la centralità europea e quelli che la rifiutano.
    1. Questa divisione provoca spaccature interne sia nel governo che nell’opposizione: ad esempio, Lega e M5S spesso convergono su posizioni anti-europee, mentre le componenti europeiste del governo (come Forza Italia) e dell’opposizione (come il PD) hanno visioni sull’Europa più affini tra loro che con i propri alleati nazionali.
    1. Un esempio è il voto congiunto in Europa di Fratelli d’Italia, Forza Italia e PD per condannare l’aggressione russa e sostenere l’adesione dell’Ucraina, in contrapposizione a Lega e M5S.

Conclusione: la politica italiana continua a pensare con categorie nazionali novecentesche, mentre la realtà è saldamente nel XXI secolo, caratterizzato dal ridimensionamento degli stati. Questa arretratezza e le divisioni interne obbligano il governo all’inazione e a una politica di “galleggiamento” o di retroguardia rispetto alle politiche strategiche europee. L’esito, secondo Fabbrini, è che chiunque vinca le prossime elezioni, l’Italia avrà un governo e un’opposizione divisi, che eviteranno di discutere la questione che conta davvero: l’Europa.

25 settembre 2025