Usa e Cina, i fili da riannodare che incrociano anche l’Italia

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La Via della Seta, un altro poblema per Giorgia

La Reuters ha pubblicato gli ultimi dati sul commercio: le due maggiori economie mondiali restano strettamente legate l’una all’altra con scambi che hanno raggiunto il record di 690 miliardi di dollari l’anno scorso. Non solo, la Cina possiede una quota consistente del debito Usa in dollari: con circa 900 miliardi è il secondo detentore di titoli dopo i risparmiatori americani. Disincagliarsi è impossibile, cambiare i rapporti è molto difficile, ma inevitabile. Gli Stati Uniti, l’Europa (compresa la Gran Bretagna) camminano su un filo sottile, ancor più per l'Italia, che entro la fine dell'anno deve decidere se confermare oppure no il memorandum sulla Nuova Via della seta. La pressione del mondo degli affari per ridurre le tensioni è molto forte ovunque. Il commento di 'Stefano Cingolani su Il Sussidiario.

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Debito, inflazione e Pnrr: l’Italia è ancora sotto esame

Gli ostacoli impervi del governo Meloni

Nel 2023 dovremo vendere titoli per 320 miliardi di euro e solo per effetto dei rincari attuali potremo raggiungere in due anni un esborso di cento miliardi per gli interessi sui titoli di stato emessi (...) Le aziende stanno pagando tassi per i prestiti sempre più alti, con un +4,30% a marzo che supera di gran lunga il livello di fine 2021 (1,18%) (...) Inflazione, denaro più caro, incertezze anche internazionali, tutto questo sta cambiando il comportamento dei consumatori. Diminuiscono gli acquisti di beni alimentari anche se è ripreso il mercato delle vetture nuove (...) Nei palazzi romani si diffonde nell'aria uno stato d'animo sorprendente, una resa, l'ammissione di una sconfitta annunciata. Il commento di Stefano Cingolani su Il Sussidiario.

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Il doppio risiko dell’Italia per “staccarsi” dalla Cina

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È addio per la Via della Seta? Sarà in grado la Meloni di sfidare Xi?

Nel G7 di Hiroshima ha fatto irruzione naturalmente la guerra in Europa e la presenza di Zelensky ha fatto parlare addirittura di un G8 con l’Ucraina al posto della Russia. Ma il vero convitato di pietra è Xi Jinping. Mai così evidente è apparso il disallineamento tra la Cina e gli Stati Uniti. Tanto che parallelamente si è svolto un summit alternativo nell’antica capitale cinese Xian, la cui ambizione è quella di creare un’alleanza strategica con le ex repubbliche sovietiche dell’Asia centrale: Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan. Un rapporto sigillato da una dichiarazione solenne con un piano per il futuro. La Cina avanza nella sua strategia imperiale e s’allontana sempre più da quello che potremmo chiamare il club delle liberal-democrazie. Il commento di Stefano Cingolani su il Sussidiario.

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