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Economia

Il problema degli americani è l’aumento dei prezzi, un monito per Trump

Il problema dei cittadini americani è sicuramente l’aumento dei prezzi, principalmente dei prodotti petroliferi, ma non solamente. Negli Stati Uniti non è proprio possibile utilizzare automobili elettriche in specie nelle località rurali, considerate le distanze da percorrere da una città all’altra. È così? Non era il presidente Usa Bill Clinton che diceva ”È l’economia, stupido!’‘. I cittadini solitamente votano guardando il propro portafogli, questo non solo negli Stati Uniti ma anche nella vecchia Europa e, quindi, anche in Italia.

Questa osservazione coglie un punto essenziale della politica democratica: un presidente può parlare di grandezza nazionale, di sicurezza e di potenza militare, ma quando i cittadini fanno la spesa o fanno il pieno di benzina, misurano il governo soprattutto attraverso la propria vita quotidiana.

Ecco perché questa frase — «È l’economia, stupido!» — è così pertinente. Lo slogan «It’s the economy, stupid» fu reso celebre nella campagna presidenziale del 1992 da James Carville, stratega di Bill Clinton. Non era propriamente una frase pronunciata da Clinton, ma una formula interna alla sua campagna, diventata poi una delle massime più note della comunicazione politica americana.

Quanto alla questione delle automobili elettriche, invece, occorre distinguere: le enormi distanze degli Stati Uniti costituiscono un problema reale, ma non rendono affatto impossibile usare un’auto elettrica. La questione è soprattutto dove si vive, quali percorsi si fanno e quanto sia sviluppata la rete di ricarica.

1. I dati americani confermano questa considerazione

Una rilevazione del Pew Research Center, pubblicata l’8 ottobre 2026, offre una fotografia molto significativa dell’umore degli americani alla vigilia delle elezioni di metà mandato.

Americani molto preoccupati per questi costi nel settembre-ottobre 2026

Benzina ed energia

74%

Alimentari e beni di consumo

73%

Assistenza sanitaria

69%

Casa e abitazione

66%

Fonte: Pew Research Center, sondaggio su 5.062 adulti americani, 28 settembre- 4 ottobre 2026.

Il dato più rilevante è l’aumento della preoccupazione per benzina ed energia: dal 43% di gennaio al 74% di ottobre. Nello stesso periodo è cresciuta anche l’insoddisfazione economica generale.

Inoltre, il 65% degli intervistati ritiene che le politiche economiche di Donald Trump abbiano peggiorato la situazione. È significativo che questa valutazione negativa sia arrivata anche all’interno del suo stesso elettorato: tra repubblicani e simpatizzanti repubblicani, il 35% giudica negativamente l’effetto delle sue politiche, contro il 18% di gennaio.

Naturalmente, un sondaggio sulle percezioni non dimostra da solo che tutti questi cambiamenti siano causati dal presidente. Ma dimostra che una parte consistente dell’opinione pubblica gli attribuisce una responsabilità economica.

2. Le automobili elettriche: le distanze sono davvero un ostacolo?

Il problema delle lunghe distanze

Gli Stati Uniti hanno grandi aree rurali, autostrade lunghissime e territori in cui l’automobile è indispensabile. Chi percorre centinaia di chilometri al giorno deve poter contare su ricariche rapide e affidabili.

L’elettrico è comunque possibile

Per gli spostamenti quotidiani e molti viaggi interurbani, le auto elettriche sono utilizzabili. Occorre però pianificare le soste e verificare la disponibilità delle colonnine lungo il percorso.

Il Dipartimento dei Trasporti americano riconosce che le comunità rurali hanno esigenze particolari: i residenti percorrono distanze maggiori e spesso dispongono di meno alternative all’automobile. Le difficoltà riguardano la distribuzione delle colonnine, i tempi di ricarica e la perdita di autonomia nei mesi freddi.

C’è poi una distinzione sociale importante:

  • Chi vive in città o in periferia e può ricaricare a casa può trovare conveniente un’auto elettrica.
  • Chi abita in zone rurali, percorre molti chilometri o non dispone di un garage può incontrare maggiori difficoltà.
  • Chi deve viaggiare spesso da una costa all’altra può usare un’elettrica, ma deve organizzare il viaggio in funzione delle soste e delle infrastrutture disponibili.

Perciò, il punto non è che l’America sia incompatibile con l’elettrico. È che una transizione efficace deve tener conto delle differenze territoriali e delle possibilità economiche delle famiglie.

E soprattutto, anche se domani tutte le automobili nuove fossero elettriche, gli Stati Uniti continuerebbero ad avere bisogno di petrolio per trasporti pesanti, aviazione, industria e altri impieghi. Il prezzo del petrolio rimarrebbe quindi un fattore economico importante.

3. Perché il prezzo della benzina pesa tanto sul voto americano?

Negli Stati Uniti la benzina ha anche un valore simbolico particolare: è il prezzo che milioni di cittadini vedono ogni settimana, esposto a caratteri grandi sulle insegne dei distributori.

Quando aumenta, il cittadino non deve leggere un rapporto sull’inflazione per accorgersi che qualcosa non va. Lo vede direttamente nel proprio bilancio familiare.

Ci sono almeno quattro meccanismi politici da considerare:

  1. L’effetto immediato: fare il pieno costa di più e rimangono meno soldi per altre spese.
  2. L’effetto a catena: il carburante più caro può aumentare i costi di trasporto delle merci e contribuire al rincaro di altri beni.
  3. La responsabilità attribuita al governo: anche quando i prezzi dipendono da guerre, mercati internazionali e decisioni dei Paesi produttori, gli elettori possono chiedere conto al presidente della situazione.
  4. La distanza tra promesse e risultati: se un presidente promette prosperità e riduzione del costo della vita, i cittadini possono giudicarlo in base ai risultati percepiti, non soltanto alle sue intenzioni dichiarate.

Quest’ultimo punto è particolarmente importante. Un governo può rivendicare la crescita del PIL o l’andamento positivo della Borsa, ma questi risultati non coincidono necessariamente con un miglioramento del potere d’acquisto delle famiglie.

4. «È l’economia, bellezza!»: vale anche per le elezioni di metà mandato?

Sì, con una precisazione: l’economia è spesso un fattore decisivo, ma non è l’unico. Identità politica, immigrazione, sicurezza, aborto, politica estera e fedeltà al partito possono condizionare il voto.

Le elezioni di metà mandato, inoltre, non eleggono il presidente: rinnovano la Camera dei rappresentanti e una parte del Senato. Possono quindi diventare un’occasione per premiare o punire l’amministrazione in carica, senza necessariamente esprimere un giudizio complessivo su ogni sua politica.

La questione economica si può riassumere così:

Ciò che il governo rivendicaCiò che il cittadino valuta
Crescita economicaIl suo reddito compra di più?
Politica energeticaQuanto paga benzina ed elettricità?
Politica commerciale e daziQuanto costano i prodotti?
Riduzione delle imposteQuanto denaro gli rimane davvero?
Successi internazionaliLa sua vita quotidiana è migliorata?

Il problema è che un miglioramento degli indicatori macroeconomici può convivere con una sensazione diffusa di impoverimento. E un presidente può attribuire le difficoltà a fattori esterni, ma non sempre riesce a convincere gli elettori che la responsabilità sia tutta altrove.

5. Il confronto con l’Italia

Qui il parallelismo che lei propone è interessante. Anche in Italia il cittadino può apprezzare la stabilità politica o i risultati internazionali del governo, ma quando il carrello della spesa costa di più, le bollette aumentano e il reddito disponibile non cresce abbastanza, il giudizio può cambiare.

C’è però una differenza da non trascurare: negli Stati Uniti il costo della benzina ha un peso particolarmente visibile in un Paese molto dipendente dall’automobile; in Italia, oltre ai carburanti, incidono fortemente il costo degli alimentari, le bollette, l’affitto o il mutuo e la capacità dei salari di recuperare l’inflazione.

In entrambi i Paesi, inoltre, non basta osservare quanto siano aumentati i prezzi nell’ultimo mese. Conta anche il livello raggiunto: se un prodotto è aumentato molto negli anni precedenti e poi smette di rincarare, il tasso d’inflazione può scendere, ma il consumatore continua a pagare quel prodotto più caro rispetto al passato.

È questa la distinzione fondamentale tra inflazione e costo della vita: rallentare l’aumento dei prezzi non significa riportarli ai livelli precedenti.

La conclusione, dunque, è vicina alla sua intuizione: il consenso politico non si misura soltanto attraverso gli annunci del governo, le statistiche aggregate o la forza mostrata sulla scena internazionale. Si misura anche attraverso la capacità concreta delle famiglie di arrivare alla fine del mese.

E la frase di Carville conserva la sua forza proprio per questo: la politica può parlare il linguaggio della potenza, ma gli elettori continuano a fare i conti con il proprio portafoglio.

12 ottobre 2026