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Politica

Al via la campagna dei ricorsi. I sei rilievi alla legge elettorale

Federico Capurso ha pubblicato su La Stampa un articolo nel quale racconta che oggi alla Camera la “Rete per un voto libero e uguale” presenterà, insieme ai partiti di opposizione, la strategia per portare lo Stabilicum davanti alla Corte costituzionale e smontarlo pezzo per pezzo.

Scrive Capurso: ”Le contestazioni si muoveranno seguendo 6 filoni principali. Il primo riguarda «l’indicazione preventiva alle elezioni – e intacca la prerogativa del Capo dello Stato, all’articolo 92, di assegnare l’incarico di formare un governo. C’è poi «il premio di maggioranza abnorme», che sarebbe in contrasto con l’articolo 48 della Costituzione”.

E prosegue: ‘‘La legge elettorale non prevede quote obbligatorie e crea «una disparità di genere che regola le candidature e le preferenze, in violazione dell’articolo 51 della Costituzione». Gli ultimi 3 filoni sono anche i più frequentemente contestati dai costituzionalisti. L’obbligo di raccogliere «un numero abnorme di firme» per presentarsi alle elezioni «viola chiaramente l’articolo 3 della Costituzione ed è irragionevole». È invece in contrasto con ben tre articoli della Costituzione (3, 48 e 51), secondo il comitato, il fatto che ci sia un’unica circoscrizione per tutti gli italiani all’Estero”.

«Al via la campagna dei ricorsi al Melonellum. I sei rilievi alla legge elettorale»

Dopo la sconfitta in Parlamento, le opposizioni e una rete di associazioni della società civile intendono proseguire la battaglia contro lo Stabilicum nelle sedi giudiziarie, con l’obiettivo di sottoporre la nuova legge elettorale al vaglio della Corte costituzionale.

La «Rete per un voto libero e uguale», insieme ai partiti di opposizione, prepara una serie di ricorsi che, a partire dal 26 ottobre, saranno curati da un gruppo di circa 70 avvocati.

I sei principali rilievi costituzionali

1. L’indicazione obbligatoria del candidato premier. Secondo i promotori dei ricorsi, imporre ai partiti di indicare preventivamente il candidato alla presidenza del Consiglio limita la loro libertà politica, tutelata dall’articolo 49 della Costituzione, e rischia di interferire con le prerogative del presidente della Repubblica previste dall’articolo 92.

2. Il premio di maggioranza ritenuto eccessivo. La Rete civica contesta un meccanismo che potrebbe attribuire alla coalizione vincente una rappresentanza parlamentare molto superiore alla percentuale di voti ottenuti. Di diverso avviso è Giovanni Donzelli, di Fratelli d’Italia, secondo il quale la legge rispetta i parametri indicati dalla Consulta.

3. Il rischio di introdurre un premierato senza modificare la Costituzione. La combinazione tra indicazione del candidato premier e premio di maggioranza, secondo i contestatori, produrrebbe un rafforzamento della figura del presidente del Consiglio assimilabile a un «premierato di fatto». Una modifica della forma di governo, sostengono, richiederebbe invece una revisione costituzionale secondo la procedura aggravata dell’articolo 138.

4. L’assenza di quote obbligatorie per le candidature femminili. I promotori ritengono che la legge non garantisca adeguatamente la parità di accesso alle cariche elettive, in contrasto con l’articolo 51 della Costituzione.

5. L’eccessivo numero di firme richieste per presentare le liste. L’obbligo di raccogliere un numero elevato di sottoscrizioni potrebbe ostacolare irragionevolmente la partecipazione elettorale di alcune forze politiche, violando il principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3.

6. La circoscrizione unica per gli italiani all’estero e il premio nazionale al Senato. Il comitato contesta la circoscrizione unica per il voto degli italiani all’estero, richiamando gli articoli 3, 48 e 51. Inoltre, considera incompatibile con l’articolo 57 della Costituzione l’applicazione di un premio di maggioranza nazionale per il Senato, i cui membri devono essere eletti su base regionale.

Il significato politico e istituzionale

La strategia descritta da Capurso segna il passaggio dalla contestazione parlamentare a quella giudiziaria. Le opposizioni e i promotori dei ricorsi puntano a verificare se le nuove regole rispettino i principi costituzionali che disciplinano la rappresentanza, l’uguaglianza del voto e l’equilibrio tra i poteri dello Stato.

Il punto centrale è la distinzione tra una legge elettorale politicamente contestata e una legge costituzionalmente illegittima. Le due cose non coincidono: spetterà agli organi giudiziari competenti valutare le singole contestazioni e, se ne ricorreranno i presupposti, coinvolgere la Corte costituzionale. La presentazione dei ricorsi, quindi, non implica automaticamente che la legge venga annullata.

In definitiva, la controversia non riguarda soltanto il modo in cui si eleggono Camera e Senato, ma anche il rapporto fra consenso elettorale, rappresentanza parlamentare e poteri del presidente del Consiglio e del presidente della Repubblica.

12 ottobre 2026