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Economia

Il turismo in Italia per la Santanchè

di Marco Pugliese

Turismo in crescita? (smentite certe narrazioni). I numeri raccontano un’altra verità.

Secondo i dati diffusi dal Viminale, dal 1° gennaio al 18 agosto 2024 gli arrivi turistici in Italia sono stati 15.662.336, con una crescita del 9,3% rispetto ai 14.333.455 dello stesso periodo del 2023. Numeri che, letti superficialmente, sembrerebbero confermare la narrazione del “turismo in salute” e di un settore trainante per l’economia nazionale. In realtà, un’analisi più approfondita smonta questo racconto.

Innanzitutto, i 15,6 milioni di arrivi vanno rapportati al totale dei flussi europei: la sola Spagna ha accolto oltre 50 milioni di turisti nello stesso arco temporale, più del triplo dell’Italia. Inoltre, il saldo positivo si concentra quasi esclusivamente su arrivi mordi e fuggi e su strutture a basso valore aggiunto. Dei 15,6 milioni, 8,3 milioni sono stranieri e 7,3 milioni italiani: dati che certificano come il “boom” sia trainato dal turismo interno, ossia cittadini che si spostano entro i confini nazionali senza generare nuova ricchezza netta, ma solo redistribuendo consumi già presenti.

Il confronto con altri settori produttivi mette in chiaro la debolezza del turismo come motore di crescita. L’industria manifatturiera italiana, pur in crisi, continua a generare oltre il 20% del PIL e garantisce salari medi annui intorno ai 35.000 euro per addetto, con alta produttività e specializzazione. Nel turismo, invece, la media dei salari si ferma a 16.800 euro lordi annui, con una forte incidenza di contratti stagionali, part-time e lavoro precario. In pratica, ogni addetto del turismo produce meno della metà della ricchezza di un operaio specializzato.

Ecco perché un aumento del 9,3% negli arrivi turistici non si traduce in un beneficio strutturale per il Paese: il turismo resta un settore a bassissimo moltiplicatore economico. Molti incassi finiscono nelle piattaforme di prenotazione estere (Booking, Airbnb), mentre il costo sociale – dalla gestione dei flussi alla pressione sulle infrastrutture – ricade sulle comunità locali.

La realtà è che il turismo può sostenere territori marginali e offrire opportunità di consumo, ma non può rappresentare la spina dorsale di un Paese del G7. Senza industria, tecnologia ed energia, l’Italia rischia di ridursi a una “grande Spagna del Mediterraneo”, dove l’economia ruota attorno a cocktail, ombrelloni e stagionalità. Un modello fragile, che genera lavoro povero e non garantisce crescita di lungo periodo.

Come sempre non si analizza il vero focus preferendo una “cagnara” generalizzata.

22 agosto 2025