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Economia

Mercati, serve certezza

Lucrezia Reichlin ha pubblicato un editoriale sul Corriere della Sera nel quale valuta, da par suo, le decisioni delle due principali banche centrali del mondo. Giovedì scorso si è riunita la Banca centrale europea. Mercoledì la Federal Reserve americana. In entrambi i casi i tassi ufficiali sono rimasti invariati, ma la reazione dei mercati è stata molto diversa. Dopo la conferenza stampa di Christine Lagarde, i rendimenti a lungo termine si sono mossi poco, invece, dopo quella del nuovo presidente della Fed, Kevin Warsh, i rendimenti dei titoli del Tesoro americani sono invece saliti sensibilmente, ai livelli più elevati degli ultimi vent’anni.

Scrive Reichlin: ”Può sembrare, questa, una questione per specialisti. Non lo è. Per un Paese come l’italia, con un debito pubblico elevato e un’economia che dipende dal costo del credito, capire perché salgono i tassi americani è tutt’altro che un esercizio accademico. I Treasury sono il punto di riferimento della finanza mondiale. Quando il loro rendimento aumenta, aumenta il costo del capitale ovunque: per gli Stati, per le imprese e, alla fine, anche per le famiglie”.

E prosegue: ”È questo che rende discutibile la lettura che Warsh ha dato al fatto che, pur senza che la Fed alzasse i tassi a breve, i tassi a lunga siano aumentati — e le condizioni finanziarie irrigidite — a causa della lettura che i mercati hanno fatto della situazione economica. Ma un aumento dei rendimenti a lunga non è, di per sé, una buona notizia. Tutto dipende da ciò che lo provoca. Se riflette l’aspettativa di una politica monetaria più restrittiva in futuro, il meccanismo di trasmissione funziona. Se invece riflette un maggiore premio per il rischio di inflazione, per la sostenibilità fiscale o, semplicemente, per l’incertezza sulla strategia della Banca centrale, allora l’inasprimento delle condizioni finanziarie è il sintomo di una perdita di fiducia, non di una politica monetaria più efficace”.

1. Il fatto e la reazione dei mercati

Nonostante sia la BCE (presieduta da Christine Lagarde) sia la Fed (guidata da Kevin Warsh) abbiano lasciato invariati i tassi d’interesse ufficiali a breve termine, la reazione dei mercati è stata molto diversa:

  • BCE: rendimenti a lungo termine pressoché stabili.
  • Fed: rendimenti dei Treasury americani a lungo termine saliti ai massimi da vent’anni.

L’aumento dei tassi sui Treasury non è un dettaglio tecnico: trattandosi del punto di riferimento finanziario globale, l’aumento dei rendimenti statunitensi fa salire il costo del capitale ovunque (Stati, imprese e famiglie), impattando fortemente Paesi ad alto debito come l’Italia.

2. Due visioni opposte della comunicazione monetaria

La differenza nei tassi a lungo termine deriva dai diversi approcci alla comunicazione delle due banche centrali:

  • Il metodo BCE (Trasparenza del metodo): Christine Lagarde non tenta di prevedere i tassi futuri, ma spiega chiaramente come il Consiglio direttivo analizza i dati e i rischi. Rende trasparente il metodo di decisione senza promettere risultati rigidi.
  • L’approccio Fed (Rifiuto della guida dei mercati): Kevin Warsh sostiene che una Banca Centrale troppo prevedibile privi i mercati della loro funzione di “scoperta dei prezzi”, trasformandoli in meri esecutori delle indicazioni dell’istituto centrale.

3. Il nodo dell’incertezza e del premio per il rischio

L’autrice (citando anche Robert Armstrong del Financial Times) evidenzia la fallacia dell’impostazione di Warsh:

  • Un conto è far sì che i mercati producano informazioni sull’economia (inflazione, crescita, sostenibilità fiscale).
  • Un altro è lasciare i mercati nell’incertezza sui criteri di decisione della Banca Centrale.

Se gli investitori non comprendono il ragionamento dell’istituto centrale, richiedono un premio di rendimento più alto per l’incertezza. Di conseguenza, l’aumento dei tassi a lungo termine non è il segnale di un’economia forte o di una politica efficace, bensì il sintomo di una perdita di fiducia e chiarezza.

4. Conclusioni: la trasparenza come principio di buon governo

Riprendendo il pensiero dell’economista Michael Woodford, l’editoriale conclude che il compito di una Banca Centrale è paragonabile a quello di un giudice: non si devono anticipare le sentenze future, ma si ha il dovere di motivare con trasparenza le decisioni prese.

  • La trasparenza non è un semplice artificio comunicativo, ma un principio di buon governo.
  • I mercati sanno gestire l’incertezza economica, ma soffrono l’incertezza sulle regole e sui metodi delle decisioni pubbliche.

·  Confronto BCE-Fed: Le recenti decisioni della BCE e della Federal Reserve di lasciare i tassi d’interesse invariati hanno avuto reazioni opposte sui mercati. Mentre le parole di Christine Lagarde (BCE) hanno mantenuto stabili i tassi a lungo termine, le dichiarazioni del presidente della Fed, Kevin Warsh, hanno spinto i rendimenti dei titoli del Tesoro USA ai massimi da vent’anni.

·  L’impatto dei tassi USA: un aumento dei rendimenti dei Treasury americani incrementa il costo del capitale a livello globale, impattando direttamente anche Paesi ad alto debito come l’Italia.

·  Stili di comunicazione a confronto:

  • BCE (Lagarde): punta sulla trasparenza del metodo. Non promette mosse future, ma spiega chiaramente quali dati considera e quali principi guidano le decisioni.
  • Fed (Warsh): rifiuta la guida dei mercati (forward guidance), sostenendo che una banca centrale troppo prevedibile impedisca ai mercati di svolgere la loro funzione di scoperta dei prezzi.

·  Incertezza e premio per il rischio: citando analisi ed esperti (come Robert Armstrong ed il risparmiatore/economista Michael Woodford), l’autrice sottolinea che nascondere la logica della banca centrale non aiuta il mercato, ma genera solo incertezza. Quando gli investitori non capiscono la strategia dell’istituto, pretendono rendimenti più alti come “premio per il rischio”.

·  Conclusione e principio di buon governo: la trasparenza di una banca centrale funziona come quella di un giudice: non deve anticipare le decisioni future, ma deve motivare chiaramente il criterio con cui decide. I mercati sanno gestire l’incertezza dell’economia, ma sono fortemente danneggiati dall’incertezza sulle regole d’azione delle istituzioni pubbliche.

2 agosto 2026