La premessa della domanda (“Salvini sta affossando la Lega”) è una valutazione politica, non un fatto oggettivo. Questa considerazione è del tutto scontata. Detto questo, è vero che rispetto al picco del 2019 la Lega ha perso gran parte del proprio consenso e che negli ultimi anni molti sondaggi l’hanno collocata molto al di sotto dei risultati di allora.
Sul perché non si vedano reazioni significative nella base, ci sono diverse possibili spiegazioni.
- La base che è rimasta tende a essere la più fedele. Quando un partito perde consensi per anni, spesso gli elettori più critici se ne vanno prima. Chi resta è mediamente più convinto della leadership. Alcune analisi e sondaggi recenti mostrano che, pur con un partito in difficoltà nei consensi complessivi, gli attuali elettori leghisti continuano a esprimere un giudizio largamente positivo su Salvini.
- Le alternative interne sono deboli o poco organizzate. Figure come Luca Zaia vengono spesso indicate dai commentatori come possibili successori, ma finora non si è sviluppata una corrente interna abbastanza forte da sfidare apertamente Salvini. Nella Lega, inoltre, il segretario ha consolidato nel tempo un notevole controllo dell’organizzazione.
- Il partito è al governo. Essere parte della maggioranza può ridurre gli incentivi a una resa dei conti interna: molti amministratori locali e dirigenti preferiscono evitare uno scontro che potrebbe indebolire ulteriormente il partito mentre esercita responsabilità di governo.
- Le critiche possono restare private. Nei partiti non sempre il dissenso emerge pubblicamente. Amministratori e dirigenti possono esprimere perplessità nelle sedi interne senza arrivare a contestazioni aperte, soprattutto se ritengono che una spaccatura sarebbe elettoralmente costosa.
- Una parte dell’elettorato si è già spostata altrove. Negli ultimi anni molti osservatori hanno interpretato la crescita di altre forze della destra come un travaso di voti dalla Lega, più che come una mobilitazione interna contro Salvini. Se gli elettori insoddisfatti semplicemente cambiano partito, la base residua appare più compatta.
In sintesi, l’assenza di una forte contestazione pubblica non implica necessariamente un consenso unanime. Può anche riflettere una combinazione di selezione della base (i critici se ne sono andati), controllo dell’organizzazione da parte della leadership, mancanza di un’alternativa interna credibile e convenienza politica a evitare conflitti mentre il partito è al governo. Questa è una dinamica osservata anche in altri partiti, in Italia e all’estero, dopo un lungo periodo di leadership personalizzata.
2 agosto 2026
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