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Esteri

Usati come arma e poi scaricati. I migranti, moderni Ulisse alla mercé dei giochi dei potenti

Domenico Quirico ha pubblicato su La Stampa un editoriale nel quale affronta il tema dei temi: l’immigrazione. È un argomento che interessa tutti i governi europei che, però, faticano a trovare un’intesa per portare a soluzione un problema che ci coinvolgerà nei prossimi decenni.

Afferma uno sconsolato Quirico: ”Sento i loro strilli, in Europa e alla casa bianca: ecco l’Invasione! Arrivano! Dilagheranno l’avevamo detto… Li lascio alle parole cotte due volte, ingombre di giravolte appiccicose che sembrano uscire da una bocca piena di saliva, alla sintassi che raschia la gola. Regalo loro l’illusione di aver vinto. Anche stavolta, certo, apparentemente la spunteranno: il Muro non basta, occorre di più, decreti ukaze, emergenze… forse la “Commissione” studierà se usare i coccodrilli e gli squali come guardie della frontiera navale della civiltà occidentale… E anche stavolta gli amici dei migranti, i progressisti, gli illuminati, alla fine, dopo aver agitato a mezz’aria qualche piccola idea sovversiva come quelle di Sanchez, a fini interni per carità! Per far passare la burrasca torneranno alle solite buone, sane convinzioni che sostengono da quindici anni con la tenacia dei vecchi che non vogliono imparare più nulla: aiutiamoli a casa loro, come si dice, riempiendo i forzieri di quei nostri soci d’affari che li costringono a partire. O faranno finta che i migranti non esistono e se si comportano male, beh un po’ di insicurezza tiene sveglie anche le democrazie. Non c’è nulla di più deprimente che capirsi: quando ci si è capiti non c’è più nulla da dirsi… i migranti sono uomini superflui”.

E continua: ”I migranti li ho incontrati, a Melilla, quando erano per i marocchini “gli africani” di Gourougou. Come se loro fossero altro: africani. È una montagna che ha un nome da mille e una notte, fa sognare folletti e fiabe a lieto fine, abitata da scimmie filosofe e quasi umane. Invece era solo un feroce luogo di sofferenza per un Esodo che premeva invano davanti a questa scaglia di Europa africana. Dalla montagna li spiavano, li sognavano questi dodici chilometri quadrati di case giallastre come le città povere del nostro sud. Come a Ceuta c’è un triplo muro per fermarli, costruito con i milioni dell’Unione europea. Che vi serve di più semplice per smascherare in un colpo quanto c’è di falso e di illusorio nelle nostre convulsioni? E ogni anno lo hanno perfezionato, rafforzato, coccolato per renderlo più micidiale. Non c’è un centimetro dei chilometri di ferro crudele che non porti appesi vestiti, stracci, sacchi di plastica, pelle. Perché per scavalcarlo si facevano lanciare da catapulte umane oltre il muro atterrando, fracassati, sulla terra promessa. Solo qualcuno con un copertone tentava la via del mare, ma a Melilla la distanza era lunga. Così, di colpo, giovedì… Forse c’è dietro una “marcia verde”, specialità del “nostro amico” re del Marocco, in dispetto con Madrid per il Sahara ex spagnolo… la migrazione ibrida dopo la guerra ibrida, questa “parola valigia” che sta smarrendo il suo significato, usata per tutto per non dire niente… forse, come dice Sanchez, un business ciclopico dei mercanti di uomini… forse… la verità , l’unica che mi interessa, è che per l’ennesima volta i migranti sono stati usati, da tutti, come sempre: il re che dedica a Trump autostrade, Sanchez che vuole essere il capo della “Izquierda” chic globale, gli xenofobi in scalmane dell’altra parte del mare…

1. Il dramma umano e la dignità del silenzio

Quirico affronta il tema della migrazione con un senso di profonda “asciuttezza ideale”, maturato in anni di reportage al fianco dei migranti nei deserti e in mare. Rifiuta le retoriche ideologiche di destra e di sinistra, scegliendo il silenzio e la semplice parola “migranti” come unico modo rispettoso per non strumentalizzare la loro tragedia e il loro sacrificio.

2. Una nuova “Odissea” che supera ogni barriera

L’autore paragona la migrazione a un’Odissea moderna. Mentre le élite occidentali sognano la tecnologia, l’intelligenza artificiale e la colonizzazione di Marte, la realtà è segnata da masse di esseri umani che cercano di sopravvivere. A Ceuta e Melilla, i migranti arrivano persino a guadare il mare a bracciate, superando e vanificando barriere e reticolati considerati invalicabili. Secondo Quirico, questo fenomeno migratorio plasmerà il futuro del mondo molto più dei giochi politici dei grandi leader globali.

3. I muri di Ceuta e Melilla e l’illusione europea

Le enclave spagnole di Ceuta e Melilla rappresentano il paradosso di un confine diretto tra Africa ed Europa. Quirico ricorda come l’Unione Europea abbia finanziato un triplo muro di recinzioni metalliche e filo spinato, costantemente rafforzato nel tempo ma drammaticamente segnato dai resti degli abiti e dalle ferite di chi ha tentato di scavalcarllo. Questi sbarramenti mostrano la falsità e l’illusione dei tentativi europei di sigillare le proprie frontiere.

4. La strumentalizzazione politica del fenomeno

L’elemento centrale della riflessione è l’uso dei migranti come veri e propri “strumenti geopolitici” o “armi ibride”:

  • Le dinamiche di potere: i migranti vengono mossi dalle tensioni tra il Re del Marocco e il governo di Madrid (sullo sfondo della vicenda del Sahara Occidentale), sfruttati dai mercanti di uomini e usati come pretesto dai politici europei per fini elettorali o di propaganda interna.
  • L’inadeguatezza delle risposte: tra le urla di chi invoca l’emergenza e l’invasione e le risposte di facciata della politica progressista (come il solito slogan dell'”aiutiamoli a casa loro”, che finisce solo per finanziare regimi locali), i migranti rimangono esseri umani considerati “superflui”.

5. La forza storica del movimento migratorio

In conclusione, Quirico sottolinea che la migrazione è ormai parte integrante e inarrestabile della storia contemporanea. I migranti e la società occidentale sono legati da radici profonde e indissolubili. La vera svolta, rileva l’autore, avverrà solo quando i migranti smetteranno di farsi manipolare dai potenti e dagli scafisti, prendendo coscienza della propria forza e del proprio ruolo storico.Quirico: ”

1. Il dramma umano e la dignità del silenzio

Quirico affronta il tema della migrazione con un senso di profonda “asciuttezza ideale”, maturato in anni di reportage al fianco dei migranti nei deserti e in mare. Rifiuta le retoriche ideologiche di destra e di sinistra, scegliendo il silenzio e la semplice parola “migranti” come unico modo rispettoso per non strumentalizzare la loro tragedia e il loro sacrificio.

2. Una nuova “Odissea” che supera ogni barriera

L’autore paragona la migrazione a un’Odissea moderna. Mentre le élite occidentali sognano la tecnologia, l’intelligenza artificiale e la colonizzazione di Marte, la realtà è segnata da masse di esseri umani che cercano di sopravvivere. A Ceuta e Melilla, i migranti arrivano persino a guadare il mare a bracciate, superando e vanificando barriere e reticolati considerati invalicabili. Secondo Quirico, questo fenomeno migratorio plasmerà il futuro del mondo molto più dei giochi politici dei grandi leader globali.

3. I muri di Ceuta e Melilla e l’illusione europea

Le enclave spagnole di Ceuta e Melilla rappresentano il paradosso di un confine diretto tra Africa ed Europa. Quirico ricorda come l’Unione Europea abbia finanziato un triplo muro di recinzioni metalliche e filo spinato, costantemente rafforzato nel tempo ma drammaticamente segnato dai resti degli abiti e dalle ferite di chi ha tentato di scavalcarllo. Questi sbarramenti mostrano la falsità e l’illusione dei tentativi europei di sigillare le proprie frontiere.

4. La strumentalizzazione politica del fenomeno

L’elemento centrale della riflessione è l’uso dei migranti come veri e propri “strumenti geopolitici” o “armi ibride”:

  • Le dinamiche di potere: i migranti vengono mossi dalle tensioni tra il Re del Marocco e il governo di Madrid (sullo sfondo della vicenda del Sahara Occidentale), sfruttati dai mercanti di uomini e usati come pretesto dai politici europei per fini elettorali o di propaganda interna.
  • L’inadeguatezza delle risposte: tra le urla di chi invoca l’emergenza e l’invasione e le risposte di facciata della politica progressista (come il solito slogan dell'”aiutiamoli a casa loro”, che finisce solo per finanziare regimi locali), i migranti rimangono esseri umani considerati “superflui”.

5. La forza storica del movimento migratorio

In conclusione, Quirico sottolinea che la migrazione è ormai parte integrante e inarrestabile della storia contemporanea. I migranti e la società occidentale sono legati da radici profonde e indissolubili. La vera svolta, rileva l’autore, avverrà solo quando i migranti smetteranno di farsi manipolare dai potenti e dagli scafisti, prendendo coscienza della propria forza e del proprio ruolo storico.

2 agosto 2026