Qualora si arrivi a un accordo in Ucraina, Putin fa sapere che nel futuro dispositivo di sicurezza vuole truppe cinesi. L’India, allarmata per i dazi minacciati da Trump, fa le prove di un disgelo con Xi Jinping. La più grossa società americana di microchip per intelligenza artificiale, Nvidia, ha supplicato la Casa Bianca di poter esportare in Cina e alla fine ha ottenuto il permesso, pagando una tassa del 15%. Sono tre segnali di una rinnovata centralità della Repubblica Popolare, gigante da 1,4 miliardi di abitanti, e seconda economia del pianeta. Nella partita commerciale è l’unico grande a non aver ancora raggiunto un accordo con gli Stati Uniti. È anche l’unico ad avere minacciato serie ritorsioni, con l’embargo sulle terre rare, un ricatto così efficace che Trump ha rinunciato ai superdazi, e di proroga in proroga le due superpotenze stanno ancora negoziando (l’ultima sospensione dei dazi da parte della Casa Bianca offre tre mesi di tempo).
Questo quadro dà l’impressione che la Cina sia al momento l’unico vincitore, in una partita complicata che ridisegna gli equilibri macroeconomici e geopolitici. Torna ad affacciarsi lo scenario di un «secolo cinese». In certe capitali europee, e nei ranghi dell’opposizione Usa, questo tipo di evoluzione viene letta come un meritato castigo per i misfatti del trumpismo.
L’articolo sostiene che la Cina stia attualmente emergendo come vincitrice nel complesso gioco geopolitico e macroeconomico, con segnali come la richiesta di Putin di truppe cinesi in Ucraina, il disgelo tra l’India e la Cina e le concessioni fatte dagli Stati Uniti riguardo all’esportazione di microchip. Questa situazione, secondo alcuni, sembrerebbe un “castigo meritato” per le politiche protezionistiche di Trump, ma l’autore avverte di non cadere in questa lettura semplicistica.
Rampini sottolinea che l’apparente forza della Cina potrebbe essere illusoria. I regimi autoritari, pur apparendo stabili, investono molto nella propaganda e possono crollare improvvisamente. L’autore elenca diversi punti deboli:
Punti deboli esterni: la Cina ha un limitato “soft power” e i paesi vicini (Giappone, Corea del Sud, Vietnam) temono la sua prepotenza militare. L’India la considera una rivale strategica. Inoltre, la sua economia trainata dalle esportazioni causa squilibri commerciali che la rendono vulnerabile.
Punti deboli interni: il modello di sviluppo industriale cinese è stato copiato dal Giappone e potrebbe andare incontro allo stesso destino di fallimento. A ciò si aggiungono problemi noti come il declino demografico, la crisi immobiliare e l’alta disoccupazione giovanile. La debolezza più grande, tuttavia, è di natura politica: l’assenza di un successore designato per Xi Jinping, una questione che in passato ha causato transizioni traumatiche nella storia della Cina comunista.
23 agosto 2025





