La corsa di Trump per rimontare ma il partito teme il boomerang “Forse l’America è stanca di lui”
Maurizio Molinari ha pubblicato su La Stampa un editoriale sulla elezioni americane di metà mandato. Segnala che ill tycoon è l’unico che riesce a mobilitare elettori gli elettori della sua parte politica., ma la sua popolarità è ai minimi tanto che i sondaggi continuano a sostenere che il presidente nonostante gli sforzi titanici che sta sostenendo che sia i caduta libera e che possa perdere si la Camera sia il Congresso.
Scrive Molinari: “È la geografia della maratona a descrivere la situazione sul terreno. In Michigan, dove vinse nel 2024 per appena 80 mila voti, Trump sostiene con forza Mike Rogers in un seggio che i repubblicani cercano di strappare al democratico Abdul El-Sayed, sostenuto dall’entusiasmo dell’ala “socialista” del partito. In Texas Trump ha fatto tappa a Corpus Christi e Lubbock per spingere in avanti Ken Paxton, impegnato in una sfida aperta con il democratico James Talarico, fra i volti-sorpresa di questa campagna. In Ohio è tornato per la terza volta in un mese perché in palio c’è tanto il seggio al Senato che il governatore. Poi ha fatto tappa in South Carolina, Florida, Iowa e Kansas. Ma il segnale più eloquente è arrivato dal Mississippi, uno Stato che Trump vinse con 23 punti di margine nel 2024, dove la senatrice Cindy Hyde-Smith deve fronteggiare un avversario inatteso e pericoloso: il procuratore Scott Colom. Dal palco di Corinth, il presidente ha ammesso l’inattesa situazione di difficoltà nella roccaforte del Sud: «Qui non posso correre rischi».
E prosegue: “Un consulente repubblicano, protetto dall’anonimato, definisce il tour «necessario e rischioso», ammettendo che il partito «gioca in difesa in Stati tradizionalmente rossi» e paragona le tappe nelle roccaforti a «un tour d’addio», avvertendo che le visite negli Stati in bilico «potrebbero fare più danni che altro» a causa della bassa popolarità di Trump. Kyle Kondik, analista del “Crystal Ball” di Larry Sabato, giudica «incomprensibili» alcune tappe in Oklahoma e Alabama e si dice scettico sul fatto che un Trump in primo piano possa recuperare gli elettori in fuga dalla sua coalizione. Pesa anche un audio trapelato in cui il texano Paxton lamentava che la convention repubblicana in stile “Trump-a-palooza” a Dallas aveva fatto calare i suoi numeri. Il giudizio più severo viene da uno stratega nazionale repubblicano, anche in questo caso anonimo, secondo cui, al di là dei sondaggi, «l’America si è stancata di Donald Trump».
Scenario di partenza: a 24 ore dalle elezioni di Midterm, Donald Trump ha concluso una maratona di comizi (terminata tra Iowa e Kansas) per tentare una rimonta in extremis. Con la Camera dei Rappresentanti considerata difficile da difendere, l’obiettivo prioritario del Partito Repubblicano (GOP) è salvare la maggioranza al Senato.
La mappa delle difficoltà: Trump ha concentrato il suo tour finale negli Stati tradizionalmente conservatori (“America rossa”) come Texas, Ohio, South Carolina, Florida, Iowa, Kansas e persino in roccaforti come il Mississippi, dove la forte competizione ha costretto il presidente ad ammettere di non poter correre rischi. La scelta delle tappe riflette un tasso di approvazione del presidente in calo (39,3%).
La strategia della Casa Bianca: a scommessa si basa sulla mobilitazione della base Make America Great Again, incline a votare alle presidenziali ma a astenersi al Midterm. Per stimolare l’affluenza, l’RNC e Trump puntano sulla presenza diretta e su comizi telefonici, nonostante alcuni intoppi organizzativi e smentite su presunti problemi di salute.
La posizione dei sostenitori: gli alleati e alcuni analisti (come Geoffrey Skelley, lo storico Matthew Dallek e il donatore Dan Eberhart) sostengono che Trump rimanga l’unico leader capace di motivare la base frustrata e portare alle urne gli astensionisti, trasformando il clima di campagna elettorale.
I timori e le critiche interne: diversi strateghi ed esperti (tra cui Kyle Kondik) definiscono il tour rischioso e paragonabile a un “tour d’addio”. Si teme che l’alta visibilità di Trump alieni gli elettori moderati e indipendenti. Pesano inoltre fuorionda polemici e il timore espresso anonimamente da un dirigente repubblicano secondo cui “l’America si è stancata di Trump”.
Conclusione: la campagna evidenzia il profondo dilemma del GOP: Trump rappresenta sia il principale motore d’affluenza per l’elettorato conservatore radicale, sia il maggior fattore di rischio per la tenuta del partito nei seggi in bilico.
2 novembre 2026





