Aldo Cazzullo, sul Corriere della Sera, pubblica un editoriale in cui cerca di analizzare la grave crisi politica in Francia, culminata con la prima caduta del governo della Quinta Repubblica per un voto di sfiducia.
La Francia è l’unico Paese che elegge direttamente un capo dello Stato con poteri esecutivi. È un edificio costituzionale ritagliato attorno alla figura del fondatore: il generale De Gaulle, uomo di immenso prestigio, che aveva salvato l’anima della Francia occupata dai nazisti e in parte disposta a collaborare con loro, e da presidente salvò il Paese dalle guerre coloniali che avevano portato all’umiliazione di Dien Bien Phu e alla vergogna delle torture e della repressione in Algeria.
L’autore interpreta questo evento come il segno di una crescente “rivolta contro l’establishment e contro la democrazia rappresentativa”, che si manifesta attraverso il movimento “Blocchiamo tutto” (“Bloquons tout”), nato sui social e sostenuto da un’insolita alleanza tra estrema destra e sinistra.
L’articolo mette in contrasto la debolezza dei presidenti recenti, come Emmanuel Macron, con la forza e il prestigio di figure storiche come De Gaulle, Mitterrand e Chirac, che, pur con le loro debolezze, erano in grado di interpretare e guidare il sentimento popolare. Cazzullo sostiene che le attuali proteste non sono solo una reazione a singole riforme, ma una “insurrezione generale” che esprime un profondo senso di debolezza nazionale e una perdita di identità.
L’autore conclude allargando il discorso a un fenomeno globale, citando esempi di crisi politiche in Giappone, Spagna, Germania e Regno Unito. L’articolo lancia un monito: se la democrazia rappresentativa non riuscirà a dare risposte alla rabbia popolare, potrebbe prevalere l’idea che un leader autocratico sia una soluzione migliore, un’opzione che sarebbe un “errore drammatico”.
9 settembre 2025





