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Esteri

La patrimoniale Usa e i miliardari tech

Massimo Gaggi ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo nel quale per bloccare la tassa del 5% proposta dal governo di Sacramento gli imprenditori californiani hanno investito più di quanto hanno speso da sempre per qualunque altra causa: 612 milioni di dollari contando anche quelli investiti da Tom Steyer, raro caso di miliardario controcorrente, favorevole al tributo.

Scrive Gaggi: “A braccetto, dopo anni di contrasti, i due «grandi vecchi» di Sequoia, gigante del venture capital, Doug Leone, trumpiano, e Michael Mortiz, progressista e mentore del sindaco di San Francisco. Un altro grande democratico, l’ex Ceo di Google Eric Schmidt che entrò addirittura nel gabinetto di transizione di Obama, ha versato ben 40 milioni seguito da John Doerr di Kleiner Perkins, Vinod Khosla, altro celebre imprenditore, i capi di start up di successo come Doordash, Stripe e Roblox. Al centro di tutto c’è Building a Better California: una lobby promossa dal cofondatore di Google, Sergey Brin, e da lui finanziata con ben 102 milioni di dollari. Organismo destinato a diventare qualcosa di più: convinti di essere ormai nel mirino, i miliardari ora vogliono impegnarsi di più in politica. Condizionandola col loro enorme peso economico”.

E prosegue: “Un prelievo illegale, secondo i miliardari: viola i diritti della proprietà privata e frena il dinamismo economico della California. Ma, consapevoli di essere impopolari, i tycoon hanno affidato la diffusione del loro messaggio a un’agenzia di social media con i suoi influencer. Alcuni, in previsione di una sconfitta e di altri futuri balzelli, sono pronti a lasciare lo Stato”.

L’articolo racconta come la proposta di introdurre una patrimoniale straordinaria del 5% sui miliardari californiani abbia prodotto un fatto politico significativo: la Silicon Valley, tradizionalmente divisa da rivalità personali, economiche e ideologiche, si è compattata per difendere i propri interessi patrimoniali.

1. Una tassa che unisce avversari storici

La Proposition 40, sottoposta al voto in California insieme alle elezioni di metà mandato, prevede un prelievo una tantum del 5% sui patrimoni dei miliardari.

La proposta ha provocato una mobilitazione senza precedenti: circa 80 grandi imprenditori tecnologici, democratici e repubblicani, hanno finanziato una campagna per fermarla, investendo complessivamente 612 milioni di dollari.

Tra i protagonisti:

  • Sergey Brin, cofondatore di Google, promotore della lobby Building a Better California, alla quale ha destinato 102 milioni.
  • Eric Schmidt, ex amministratore delegato di Google, che ha contribuito con 40 milioni.
  • Doug Leone e Michael Moritz, esponenti di Sequoia Capital, storicamente divisi da posizioni politiche opposte.
  • Altri imprenditori di aziende come Stripe, DoorDash e Roblox.

2. La difesa della ricchezza diventa una battaglia politica

I miliardari sostengono che la patrimoniale violi il diritto alla proprietà privata e rischi di frenare l’innovazione e lo sviluppo economico della California.

Ma il punto centrale dell’analisi di Gaggi è un altro: questi imprenditori, che per anni hanno considerato la tecnologia superiore alla politica, hanno capito che le decisioni politiche possono incidere direttamente sui loro patrimoni.

Per questo intendono trasformare la loro mobilitazione in una presenza politica più strutturata, utilizzando la loro enorme disponibilità finanziaria per condizionare le scelte pubbliche.

Anche il governatore democratico Gavin Newsom si è schierato contro la tassa.

3. Il timore di perdere la California

Consapevoli della loro impopolarità, i miliardari hanno affidato la comunicazione della campagna anche a influencer e agenzie specializzate nei social media.

Alcuni minacciano di trasferirsi altrove se la patrimoniale dovesse essere approvata.

Fa eccezione Mark Zuckerberg: pur essendo contrario alla tassa e avendo inizialmente annunciato l’intenzione di lasciare la California, resterà. Il consiglio di amministrazione di Meta, società che lui stesso controlla, si farà infatti carico del pagamento della patrimoniale.

Il significato politico dell’articolo

La riflessione più importante di Gaggi riguarda il rapporto tra ricchezza economica e potere politico.

La Silicon Valley non è più soltanto un centro di innovazione tecnologica: i suoi protagonisti stanno diventando soggetti politici organizzati, capaci di mobilitare centinaia di milioni di dollari per difendere i propri interessi.

C’è poi una contraddizione interessante: imprenditori che appartengono a schieramenti politici opposti, e che spesso sono concorrenti feroci, riescono a superare le divisioni quando ritengono minacciato il loro patrimonio.

In definitiva, Gaggi pone una questione che va ben oltre la California: in una democrazia, quale equilibrio può esistere tra il potere del voto dei cittadini e il potere economico di pochi individui che dispongono di risorse finanziarie enormi?

È questo, a mio avviso, il vero tema politico dell’articolo: non soltanto se una patrimoniale sia giusta o sbagliata, ma quanto i grandi patrimoni possano influenzare le decisioni democratiche.

30 ottobre 2026