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All’orizzonte una grande coalizione di salvezza nazionale

Maurizio Molinari ha puybblicato su La Stampa un editoriale nel quale sostiene che in Israele si sono avute le prime elezioni dall’attacco del 7 ottobre 2023. Queste hanno generato molte sorprese e nuovi scenari, descrivendo un Paese in piena trasformazione.

Scrive Molinari: “

L’editoriale di Maurizio Molinari descrive un Israele profondamente trasformato dagli eventi successivi all’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, dalla guerra a Gaza fino al conflitto con l’Iran. L’elevata affluenza alle urne segnala una società che vuole decidere quale direzione dare al Paese, ma che rimane divisa sul futuro della propria sicurezza, della democrazia e della convivenza interna.

I cinque punti fondamentali

1. Un Paese che cerca una svolta

La partecipazione elettorale, la più alta dal 1999, dimostra che gli israeliani considerano queste elezioni decisive. Come accadde dopo la guerra del Kippur o durante il processo che portò agli accordi di Oslo, anche il trauma del 7 ottobre potrebbe aprire una nuova fase politica.

2. La minoranza araba acquista un peso politico maggiore

Gli arabi israeliani, circa il 20% della popolazione, hanno partecipato al voto in misura record. Pur divisi fra due partiti, rafforzano la propria rappresentanza e chiedono maggiore attenzione a problemi comuni, come la criminalità e la soluzione del conflitto palestinese.

Per Molinari, questa mobilitazione rappresenta un cambiamento storico: la minoranza araba potrebbe diventare un interlocutore politico sempre più importante per la maggioranza ebraica.

3. La contrapposizione fra Netanyahu ed Eisenkot

Il confronto politico ruota attorno a due visioni contrapposte:

  • Gadi Eisenkot e il blocco del cambiamento: vogliono superare la leadership di Benjamin Netanyahu, accusato di aver indebolito la democrazia con la riforma della giustizia e di aver ostacolato un’inchiesta indipendente sulle responsabilità per il 7 ottobre.
  • Benjamin Netanyahu e il Likud: conservano un forte radicamento elettorale, soprattutto nelle comunità maggiormente esposte alle minacce provenienti da Gaza e dal Libano. Il premier mantiene inoltre il sostegno di una parte dell’estrema destra e degli elettori religiosi.

La contrapposizione, dunque, non riguarda soltanto i leader, ma anche il modo in cui gli israeliani interpretano la sicurezza nazionale e il futuro delle istituzioni.

4. La proposta di una grande coalizione nazionale

Il presidente Isaac Herzog punta a un governo di unità nazionale che riunisca Netanyahu ed Eisenkot, evitando nuove elezioni e cercando di ricomporre le divisioni del Paese.

La strada è però difficile: Eisenkot non vuole dipendere dai voti di partiti arabi che non hanno condannato Hamas in modo inequivocabile, mentre Netanyahu deve fare i conti con le pressioni di Donald Trump, contrario a un governo che comprenda nuovamente gli esponenti dell’estrema destra Itamar Ben Gvir e Bezalel Smotrich.

5. Il rischio di un nuovo scontro politico

Le debolezze dei due schieramenti potrebbero favorire un compromesso, ma anche alimentare nuovi conflitti personali e politici, facendo fallire il tentativo di unità nazionale.

Il significato politico dell’editoriale

Il messaggio centrale di Molinari è che Israele si trova davanti a un bivio: trasformare il trauma della guerra in un’occasione di rinnovamento oppure sprofondare ulteriormente nelle divisioni interne.

La grande coalizione proposta da Herzog rappresenterebbe un tentativo di anteporre la stabilità delle istituzioni e l’interesse nazionale alle rivalità fra i leader. Non sarebbe necessariamente una coalizione per la pace con i palestinesi, ma anzitutto un accordo per ricostruire una coesione politica e istituzionale.

In conclusione: l’Israele che emerge da queste elezioni non è più quello precedente al 7 ottobre. La mobilitazione degli elettori arabi, la contestazione di Netanyahu e la persistenza del suo consenso mostrano un Paese in evoluzione, nel quale convivono una forte domanda di cambiamento e una profonda paura per la sicurezza.

La conclusione di Molinari è volutamente ambivalente: Israele può trovare una nuova unità nazionale, ma rischia anche di restare intrappolato fra la necessità di ricomporsi e le forze che continuano a dividerlo.

29 ottobre 2026