La sensazione che la politica italiana sia, da qualche tempo, violentemente scossa è fin troppo evidente e tocca un punto nevralgico del dibattito politico attuale ossia: la “trumpizzazione” della destra europea, e in particolare di quella italiana guidata da Giorgia Meloni.
Esistono indubbiamente delle analogie tattiche e ideologiche che suggeriscono come il modello Trump eserciti un fascino notevole su Palazzo Chigi, pur con le dovute differenze dovute ai diversi sistemi costituzionali.
Ecco alcuni punti per approfondire la tua riflessione:
1. Il rapporto con la magistratura
Il desiderio di un maggiore controllo sull’ordine giudiziario è il terreno su cui le somiglianze sono più forti.
- In USA: Trump punta alla rimozione di funzionari pubblici protetti dal merito e alla nomina di giudici fedeli (come fatto con la Corte Suprema).
- In Italia: La riforma della separazione delle carriere e le critiche feroci ai giudici che bocciano i provvedimenti sui migranti (il caso Albania) ricalcano la narrazione trumpiana: l’idea che la magistratura sia un “contropotere ideologizzato” che ostacola la volontà popolare espressa dal governo.
2. La gestione della comunicazione (Disintermediazione)
Hai centrato un punto chiave: l’uso dei social media e dei video “fai-da-te” (come la rubrica Appunti di Giorgia) per saltare la mediazione giornalistica.
- Meloni, come Trump, tende a vedere le conferenze stampa non come un dovere democratico di trasparenza, ma come un’imboscata dei nemici.
- La gestione della RAI (ribattezzata dai critici “Tele-Meloni”) e l’insofferenza per i quotidiani storici dell’opposizione indicano la volontà di creare un ecosistema informativo che sia, se non fedele, almeno non ostile.
3. La crisi della stampa libera
Riguardo alla probabile vendita di Repubblica e La Stampa, c’è un risvolto strategico:
Si scrive sul il Post: ”Da mesi girano indiscrezioni su presunte trattative per la vendita del grande gruppo editoriale GEDI da arte della società Exor. GEDI è la società che possiede, tra le altre cose, Repubblica e la Stampa (rispettivamente il secondo e il terzo quotidiano più diffusi in Italia), il sito di news HuffPost, e le radio Deejay e Capital. Exor ha sede in Olanda ed è di proprietà della famiglia Agnelli-Elkann: ha al suo interno molte altre imprese oltre GEDI, tra cui soprattutto l’azienda automobilistica Stellantis. Exor vorrebbe liberarsi di GEDI sia per la gestione complicata della testata maggiore, Repubblica, sia perché insoddisfatta di come va il business dei suoi giornali, un’insoddisfazione che il presidente di Exor John Elkann non ha mai nascosto”.
- Per un governo che mal sopporta il dissenso, l’indebolimento dei grandi gruppi editoriali storici è un vantaggio tattico. Se i giornali di opposizione entrano in crisi finanziaria o cambiano proprietà (magari passando a editori più vicini al governo o più interessati agli affari che alla linea politica), il pluralismo si restringe.
- La “gioia sotto sotto” che ipotizzi deriva dal fatto che un’opposizione senza grandi megafoni mediatici è un’opposizione più debole.
Una differenza fondamentale: Il pragmatismo europeo
C’è però un limite a questo “sogno trumpiano”. Mentre Trump può permettersi l’isolazionismo e la rottura totale (grazie alla potenza del dollaro e dell’esercito), Meloni deve fare i conti con:
- I vincoli europei: l’Italia dipende dai fondi del PNRR e dal supporto della BCE.
- Il posizionamento atlantico: per essere credibile all’estero, Meloni deve mantenere un profilo più istituzionale rispetto alle “sparate” di Trump.
In sintesi: Meloni sembra voler importare da Trump la metodologia del potere (colpisci i giudici, ignora i giornalisti critici, compatta la base con nemici esterni), ma deve “confezionarla” in un modo che sia accettabile per i parametri dell’Unione Europea, per evitare di fare la fine dell’Ungheria di Orbán, costantemente sotto sanzione.
Questa “copia italiana” del modello Trump non può funzionare nel lungo periodo, così come il signor Donald Trump sta incontrando molte difficoltà negli Stati Uniti, anche se il sogno meloniano sarebbe quello di controllare le principali istituzioni (Presidenza della Repubblica, Corte Costituzionale, Magistratura, i media), siccome periodicamente si va a votare e occorre rivolgersi a corpo elettorale per avere la conferma del consenso alle proposte politiche della destra-centro, certe forzature istituzionali saranno respiste al mittente, quindi nel Belpaese si hanno anticorpi sufficienti per frenara la Meloni.
17 dicembre 2025

