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Economia

Lagarde da l´addio alla Bce. Ma la rotta non cambierà. I tassi rimangono fermi

Fabrizio Goria ha pubblicato su La Stampa un articolo nel quale scrive della decisione della presidente della Bce di dimettersi anticipatamente dalla carica. Questo fatto, atteso, innesca un rimescolamento direttivo senza precedenti, incrociandosi con le imminenti uscite di Isabel Schnabel e Philip Lane. Lagarde ha rivendicato il passo indietro invocando il desiderio di un ritorno nell’agone pubblico. Salvo sorprese con l’effige del World Economic Forum, di cui è membro del board. «Voglio avere la libertà di parola, la libertà di espressione e la libertà di occuparmi di questioni che non riguardano la politica», ha chiarito ai cronisti, lasciando un’eredità che Campanella definisce «sicuramente positiva» per aver reso la banca centrale «più politica» sulle grandi sfide globali. Andrzej Szczepaniak, senior european economist di Nomura, decifra i risvolti politici sull’asse Parigi-Francoforte. «l’uscita anticipata di Lagarde consente al presidente francese Emmanuel Macron di avere voce in capitolo sulla nomina» del successore, precisando che il tempismo «permette a Lagarde di esprimersi sulla situazione politica francese senza i vincoli di neutralità imposti dal ruolo».

Scrive Goria: “Le banche d’affari convergono su un imminente giro di vite dettato dalla corsa del barile di greggio. Petersen chiosa che Francoforte ha mantenuto la linea, ma «non pensiamo che questa pausa segnali la fine dei suoi rialzi». Per BlackRock «un aumento dei tassi al 2,75% a dicembre è probabile se le pressioni sui prezzi guidate dall’energia persistono», considerando che all’attuale 2,50% i tassi si trovano già al limite superiore della fascia neutrale stimata. Gharbi ricorda infine che «la stretta monetaria sta iniziando a incidere sull’economia reale» e le condizioni di finanziamento restrittive diventeranno un freno sempre più evidente allo sviluppo, imponendo all’Eurotower la massima prudenza nei prossimi mesi. Il picco dell’inflazione, secondo Lagarde, è possibile che debba ancora manifestarsi”.

L’addio anticipato di Lagarde: Christine Lagarde lascerà la presidenza della BCE il 7 febbraio 2027 (in anticipo rispetto alla scadenza) per riacquistare libertà di parola e di azione politica. La mossa innesca un riassetto ai vertici (in concomitanza con le uscite di Schnabel e Lane) e permette al presidente francese Macron di incidere sulla scelta del successore. Per i mercati non ci saranno scossoni, poiché la BCE rimane un’istituzione basata sul consenso.

Tassi d’interesse invariati (per ora): la BCE ha deciso di mantenere i tassi fermi al 2,50%. Tuttavia, si tratta solo di una pausa: le pressioni inflazionistiche (con stime superiori al 3% per il 2027 e il picco dei prezzi che potrebbe non essere stato ancora raggiunto) lasciano aperta la porta a un possibile rialzo al 2,75% nella riunione di dicembre.

Il ruolo dei mercati obbligazionari: l’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato (come gli Oat francesi oltre il 5,1%) ha di fatto già irrigidito le condizioni finanziarie al posto della BCE, riducendo l’urgenza di un immediato rialzo dei tassi. La BCE ha ribadito di avere gli strumenti per intervenire a tutela della trasmissione monetaria, ma gli analisti (BlackRock, Pictet) sottolineano che la soglia per un intervento di soccorso ai singoli Stati resta alta.

Stato dell’economia e prospettive: la crescita economica europea appare rallentata dall’alto costo del credito. La BCE continuerà a seguire una politica “dipendente dai dati” riunione per riunione, analizzando PIL, PIL proiezioni e salari in vista della decisione di dicembre, pur consapevole che le condizioni restrittive iniziano a pesare sull’economia reale.

30 ottobre 2026